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CHIUSURA DELLA STRADA DELLA VALLE DI GENOVA CAUSA MALTEMPO DALLA LOCALITA' STELLA ALPINA FINO ALLA LOCALITA' 'PIAZZALE MOTAROT', FINO A REVOCA
Ordinanza n. 13 del 28 giugno 2026
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La voce della Ricerca - N.7

Lupo 1. Dentro il Report Regioni Alpine - Intervista a Marucco e Genovesi

di Mauro Fattor e Filippo Zibordi

Il report 2023/2024 stima la presenza di 980-1316 lupi sulle Alpi italiane (valore mediano 1124), con una crescita del 19% nel triennio. La ricerca, coordinata dall'Università di Torino e ISPRA, utilizza il rigoroso modello 'Spatial Capture-Recapture' (SCR). Mentre le Alpi Orientali registrano un incremento del 33%, le Occidentali (+12%) mostrano segnali di stabilizzazione. ISPRA sottolinea l'accuratezza del dato, definendolo una base solida per superare le letture emotive e passare a una pianificazione tecnica basata su evidenze scientifiche.


Lupo 2. Superare l'emergenza, iniziare la gestione - La proposta Apollonio

di Mauro Fattor

Il dibattito si sposta dal monitoraggio al controllo. ISPRA ha definito per il 2026 una quota prudenziale di 160 abbattimenti (5% della popolazione nazionale) per intervenire su esemplari dannosi o confidenti. Esperti come Marco Apollonio suggeriscono però di superare la logica del 'numero assoluto' per concentrarsi sulla localizzazione dei branchi, essenziale per la prevenzione locale. È inoltre urgente una riforma normativa per gestire gli ibridi cane-lupo, la cui presenza, seppur limitata sulle Alpi, minaccia l'integrità genetica della specie.


Lupo 3. Cascate trofiche nelle Alpi: cosa sta cambiando con il ritorno del lupo

di Filippo Zibordi, Charlotte Vanderlocht, Valerio Donini

Il ritorno del lupo sta ridisegnando l'ecosistema alpino attraverso il 'paesaggio della paura'. Studi nel Parco Nazionale dello Stelvio dimostrano che le prede, specialmente i cervi, modificano il loro comportamento: le femmine frequentano più gli spazi aperti per evitare imboscate e diventano più diurne. Questo sposta la pressione di brucatura, favorendo la rinnovazione forestale in alcune aree. Tuttavia, l'influenza umana (caccia ed escursionismo) rimane un fattore dominante, capace di alterare o annullare queste nuove dinamiche naturali.

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