Il numero di orsi e le possibilità gestionali
di Andrea Mustoni
L'articolo analizza la discrepanza tra capacità portante biologica (quanti orsi l'ambiente può ospitare) e sociale (quanti la società ne tollera). Andrea Mustoni introduce il concetto di Social Carrying Capacity (SCC): una soglia numerica basata sull'accettazione umana, la sicurezza e i danni economici. Per mantenere questa soglia, non basta rimuovere gli esemplari problematici, ma servirebbe un piano di prelievo numerico, oggi ostacolato dalle norme UE. ISPRA fissa a 8 individui il limite massimo prelevabile senza danni genetici. Una soluzione 'utopica' ma tecnica sarebbe l'immissione di nuovi maschi per aumentare la variabilità genetica, permettendo così prelievi più ampi. In assenza di riforme legali, le priorità restano la comunicazione, la prevenzione (cassonetti anti-orso) e risposte rapide sulle criticità.
LIFEstockProtect e cani da guardiania
di Mauro Fattor
Dall'antica 'Carta di Regola' di Malè al moderno progetto europeo LIFEstockProtect, la professionalità del pastore resta il cardine della difesa dai predatori. L'articolo esplora l'uso di tecnologie satellitari (GPS/LoRa) per monitorare i cani da guardiania. I dati confermano che i cani mantengono una costante vicinanza al gregge, effettuando escursioni perimetrali per marcare il territorio e dissuadere il lupo. Negli alpeggi altoatesini monitorati, la sinergia tra pastori qualificati, cani e recinzioni elettrificate ha azzerato le predazioni, nonostante la presenza accertata di branchi. La tecnologia non sostituisce l'uomo, ma lo supporta: il futuro della pastorizia alpina passa per una reinterpretazione della tradizione che integri competenze antiche e innovazione digitale.
Quando la pecora diventa lupo: i feromoni come misura di prevenzione dal lupo
di Federico Tettamanti
Una sperimentazione svizzera introduce l'uso di semiochimici per proteggere il bestiame dal lupo. Applicando 'medaglioni' ai collari degli animali che rilasciano feromoni di lupo sintetizzati in laboratorio, si crea una barriera biologica che sfrutta i segnali di comunicazione della specie. I primi dati del 2023 indicano una riduzione delle predazioni, sebbene l'efficacia cali di fronte ad attacchi di branco coordinati ('effetto branco'). La ricerca punta ora a molecole più potenti e all'uso di droni per spargere i feromoni e creare 'territori fittizi' attorno ai pascoli. Essendo segnali naturali usati da secoli dai lupi, il rischio di abituazione è basso. Questa tecnica, ancora sperimentale, potrebbe diventare un tassello fondamentale in un approccio integrato alla coesistenza.
Ulteriori strumenti per un approccio integrato alla coesistenza: le indagini demoscopiche, presenti e future
di Nicola Martellozzo
Nicola Martellozzo illustra il rigore metodologico dietro i sondaggi sulla percezione dei grandi carnivori. Dopo una prima fase di raccolta volontaria (oltre 1800 risposte in Trentino), la ricerca passa a una fase demoscopica rappresentativa: 383 interviste a campioni estratti casualmente e stratificati per sesso, età e zona geografica. L'obiettivo è confrontare le opinioni dei gruppi più coinvolti ('portatori di interesse') con quelle della popolazione generale, minimizzando il margine d'errore. L'articolo ripercorre la storia di queste indagini, nate col progetto Life Ursus nel 1997, sottolineando come la 'Human Dimension' sia ormai un dato scientifico imprescindibile per i decisori politici. Comprendere le diverse sensibilità territoriali è l'unico modo per costruire un patto sociale solido.
La lince eurasiatica in Italia: un ritorno possibile ma faticoso
di Paolo Molinari
La lince eurasiatica è il mammifero più raro d'Italia, con meno di 10 esemplari. Paolo Molinari descrive gli sforzi dei progetti ULyCA2 e LIFE Lynx per salvare la specie dall'estinzione causata dalla consanguineità. Il cuore delle operazioni è il Tarvisiano, corridoio ecologico fondamentale tra Alpi e Balcani. Qui sono state rilasciate linci provenienti da Svizzera e Carpazi per rinfrescare il pool genetico. Nonostante successi come le recenti nascite, il percorso è ostacolato da burocrazia e bracconaggio (come il caso della lince Sofia, uccisa in Austria). La conservazione della lince richiede un monitoraggio costante e un Piano d'Azione Interregionale che integri la 'dimensione umana', coinvolgendo cacciatori e associazioni ambientaliste per preservare questo predatore elusivo ma vitale.