Monitoraggio ed analisi degli effetti dell'abbandono colturale e del cambiamento climatico sulla crescita delle foreste. Val Brenta, p.f. 49
Negli ultimi anni, le foreste dell'arco alpino e del Parco Naturale Adamello Brenta sono state teatro di trasformazioni profonde e repentine. Eventi meteorologici estremi come la tempesta Vaia, caratterizzati da violenti schianti da vento e da neve, hanno modificato radicalmente il volto dei nostri paesaggi montani. A questi eventi è seguita un'epidemia senza precedenti di bostrico tipografo (Ips typographus), un piccolo coleottero corticiofilo che attacca prevalentemente le peccete di abete rosso. La sinergia tra questi disturbi non ha solo cambiato il paesaggio visibile, ma sta trasformando la struttura stessa della biomassa forestale, influenzando l'equilibrio ecologico e ponendo nuove sfide per la gestione del territorio.
Gli studi scientifici condotti sulle nostre montagne mostrano come l'accumulo di legname a terra dovuto agli schianti e la presenza di alberi disseccati dal bostrico modifichino il complesso dei combustibili forestali. Se da un lato la caduta delle aghi e delle chiome riduce il rischio che un eventuale incendio si propaghi sulla cima degli alberi, dall'altro aumenta significativamente il carico di materiale secco a terra. Questo fenomeno può determinare un incremento dell'intensità e della probabilità di incendi di superficie, una problematica emergente anche in territori storicamente meno esposti a questo rischio.
Il riscaldamento globale impone una riflessione a lungo termine sulla capacità di adattamento dei nostri boschi. I modelli di simulazione ecologica mostrano che entro la fine del secolo, in scenari di aumento delle temperature e di frequenti periodi di stress idrico, alcune delle specie più diffuse vedranno cambiare la propria fascia di idoneità climatica:
- L'Abete rosso (Picea abies): soffrirà maggiormente alle quote medio-basse a causa della combinazione tra siccità estiva e attacchi di bostrico, tendendo a spostarsi verso altitudini maggiori.
- L'Abete bianco (Abies alba) e il Faggio (Fagus sylvatica): vedranno contrarsi le aree idonee nei piani montani inferiori, espandendosi verso la fascia subalpina.
- Il Larice e il Pino Cembro: mostreranno dinamiche complesse, con il larice capace di mantenere buona parte dell'areale ad alta quota e il cembro concentrato in aree più circoscritte.
Di fronte a questi scenari, anche il Parco lavora per promuovere strategie di Climate-Smart Forestry (selvicoltura intelligente per il clima). Attraverso il monitoraggio continuo, la prevenzione e la valorizzazione della rinnovazione naturale e delle foreste miste, l'obiettivo è aumentare la diversità specifica e la resilienza degli ecosistemi. Preservare la variabilità della foresta significa garantire anche per il futuro i suoi inestimabili servizi ecosistemici: dalla protezione contro il dissesto idrogeologico, alla stoccaggio del carbonio, fino alla conservazione della meravigliosa biodiversità dell'Adamello Brenta.
Tra il 2021 e il 2024 è stata condotta una ricerca dal personale dell'Istituto Ricerche Ecosistemi Terrestri CNR-IRET di Firenze, sulla base di una convenzione stipulata con il Parco e la Comunità delle Regole Spinale Manez, con l'obiettivo di capire come reagisce una foresta non gestita da qualche decennio ai cambiamenti climatici in corso, e quali potrebbero essere i possibili processi evolutivi.
Leggi gli abstract del XiV Congresso Nazionale SISEF. Foreste per il futuro.



