Di seguito si propone l’intervento del presidente del Parco Antonello Zulberti in risposta ad alcuni articoli apparsi sulla stampa locale in questi giorni.
Non era mia intenzione alimentare questa polemica estiva, ma visto che gli interventi pubblicati vanno oltre la questione Val Genova, mettendo in discussione l’operato e la stessa utilità dell’Ente che presiedo, ritengo doveroso far sentire la voce del Parco.
Mi sembra che il partito degli antiparco stia abilmente ribaltando il dibattito innescato dagli atti delinquenziali che hanno preso di mira il Parco Naturale Adamello Brenta, sviando l’attenzione dall’inquietante messaggio dell’attentato, per metterlo sul banco degli accusati. A questo punto c’è da sperare che questa deriva non costituisca l’alibi morale per qualche “vendicatore solitario”, sempre pronto a dare concreta attuazione, con il cerino acceso, ai malumori generali.
Accanto alla condanna “senza se e senza ma” di molti, tra cui il Presidente della Provincia che ringraziamo per aver sottolineato anche il ruolo strategico svolto dai parchi trentini nei loro primi vent’anni di vita, da parte di altri, invece, la condanna è stata seguita da troppi “ma”: ..ma il ticket è troppo alto; ma il Parco affossa il turismo; ma il Parco è meglio se lo togliamo di mezzo, ecc.. Se da una parte questi “ma” hanno alzato una cortina sulla gravità inaudita degli atti commessi, soprattutto nei confronti dell’incolumità delle persone, dall’altra parte hanno avuto il merito di porre in evidenza, in maniera molto netta, due visioni contrapposte di intendere lo sviluppo socio-economico del nostro territorio, e due opposti approcci al turismo. In altre parole, siamo di fronte a uno scontro di due culture, che sono evidenziate dai comportamenti.
In nome di queste culture differenti, c’è chi si sente legittimato a compiere atti vandalici nei confronti del Parco, e c’è chi investe in pochi mesi mezzo milione di euro in opere pubbliche, concordate con i Comuni della valle, per riqualificare una delle valli più belle delle Alpi; c’è chi diffama a mezzo stampa con accuse roboanti (a fronte di cui il Parco ha deciso di tutelarsi nelle sedi appropriate) e c’è chi sviluppa, sempre e comunque, la civiltà di ragionamenti, idee, dialogo; c’è chi coltiva nostalgicamente una visione quasi privatistica della Val Genova, con benefici solo per pochi operatori, e c’è chi sperimenta con coraggio un nuovo modello di mobilità cogliendo un grande successo di gradimento e di numeri da parte dei visitatori; e infine c’è chi, pur rivestendo importanti ruoli istituzionali, invece che adempiere al suo preciso dovere di documentarsi, preferisce sparare nel mucchio con slogan vecchi di vent’anni, facendo passare il Parco come Ente avulso dalle comunità locali (ben sapendo che la gestione è in mano ai rappresentanti nominati dagli enti proprietari) o come carrozzone politico (ben sapendo che il presidente riceve una indennità lorda di 670 euro al mese e gli altri componenti di Giunta il solo gettone di presenza); e c’è chi tesse pazientemente la tela dei rapporti sociali in un lavoro quotidiano, e si sforza per offrire importanti opportunità di lavoro qualificato ai giovani locali.
In questo scontro di culture, di visioni del territorio, la posta in gioco è talmente alta da meritare un dibattito vero e approfondito, ben al di là delle polemiche e degli opportunismi. Dibattito che auspichiamo e a cui il Parco è pronto. Ma si tratta di un dibattito talmente ampio che non può certo esaurirsi con questo intervento.
Qui possiamo iniziare a ragionare costruttivamente sul modello di turismo che il Parco ha in testa. Le polemiche di qualche operatore della Val Genova hanno messo in luce l’esistenza di un approccio che mira al tutto e subito, all’assenza di regole, in nome di uno uso immediato, basato sul “mordi e fuggi”. Un approccio turistico, secondo noi, tipico del passato.
Noi crediamo, invece, a chi sostiene che oggi sono cambiati i bisogni dei visitatori, i quali cercano in vacanza qualcosa di veramente alternativo alla vita quotidiana, fatta di automobile, fretta e superficialità. In poche parole, crediamo che non solo sia sbagliato scimmiottare modelli vacanzieri buoni magari in riviera, ma crediamo che occorra distinguersi anche dagli altri territori montani, mirando all’eccellenza, con la cura dei particolari, con la genuinità delle proposte, con ingredienti della cultura dei nostri luoghi che offrono l’ospitalità, con una offerta di qualità della vita superiore.
E se in un periodo di crisi come questo si pensa che il fattore più rilevante sia sempre e solo il prezzo, è bene sottolineare che gli stessi turisti sono molto più attenti nella scelta della località dove trascorrere le loro vacanze, e privilegiano quella che offre i servizi migliori.
Questo è ciò che il Parco si sforza di far capire alla sua gente e ai suoi operatori, e qui sconta l’evidente difficoltà di trovare la chiave giusta in termini di “linguaggi”, vista la molteplicità dei suoi interlocutori che va di pari passo con la complessità del suo territorio, con 39 comuni, 4 comunità di valle, 6 Apt.
Un nuovo patto con le amministrazioni locali perché diventino il tramite tra Parco e gente può rappresentare questa chiave per colmare il gap di comunicazione con il territorio. Ma questo è anche ciò che il Parco offre, da anni e con crescente successo, alla moltitudine di turisti che scelgono le nostre destinazioni anche perché c’è un Parco che funziona. E lo offre a prezzi ridicoli, se rapportati ai costi diretti e indiretti e, soprattutto, se paragonati ai prezzi delle offerte alternative, come rilevato da Paolo Ghezzi dell’Adige, o a quelli di offerte analoghe in altri territori.
A quanto pare, stando ai numeri e alle rilevazioni, possiamo credere che molti sceglieranno di tornare in Val Genova, anche perché hanno trovato una valle ben organizzata, dotata di servizi di eccellenza, a prezzi accessibili. Questa polemica estiva, dunque, da “vecchia” ed estenuante quale rischia di diventare se lasciata in mano ai detrattori puri, potrebbe rivelarsi addirittura un’occasione culturale se ne facessimo il punto di partenza per una riflessione profonda sul turismo che si vuole nelle nostre valli.
Se alla fine prevarrà l’idea di un turismo senza regole, dove la fanno da padrone la quantità e l’usa e getta, sarà tempo che il Parco riconosca di essere fuori tempo e fuori luogo, e quindi di dover rientrare nei ranghi, tornando a fare “solo” il Parco che tutela i fiori, i funghi e i galli cedroni. Ma se dovesse risultare che il Parco torna utile anche in campo turistico, oltre che per l’immagine, anche per i servizi che ha imparato a erogare – dalla mobilità alternativa alle proposte di turismo sostenibile – anche per i progetti avviati e conclusi – come il Dolomiti Brenta Bike o la Via Geoalpina – anche per gli stimoli culturali e di innovazione – come nel caso dei progetti europei legati al Geoparco o alla Carta europea del turismo sostenibile – allora sarà bene riconoscergli anche in casa la vivace concretezza che gli viene riconosciuta altrove, di concedergli la dignità di un ruolo, affidandogli adeguati mezzi strumentali e finanziari. E allora non ci si potrà lamentare se, per poter continuare a dare servizi alla comunità e al turismo, e per far quadrare i conti, si dovranno semplicemente far pagare delle tariffe.

Altre comunicazioni

Comunicato Pnab, 3 agosto 2009
Comunicato Sat, 3 agosto 2009
I parchi sono un’opportunità, non una penalizzazione, 2 agosto 2009
Comunicato Pnab, 30 luglio 2009
Comunicato Pnab, 29 luglio 2009
Le Dolomiti patrimonio Unesco e i parchi, 24 luglio 2009
 

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