Durante la Prima Guerra mondiale il fronte tra l’esercito austro-ungarico e quello italiano tagliava in due il gruppo dell’Adamello: (nel corso dei quattro anni di guerra) tra i suoi ghiacci, sulle sue cime, nei suoi crepacci, trovarono la morte migliaia di soldati, sconfitti dal nemico o dalla natura ostile dell’alta montagna. Oggi di quella che viene chiamata “la Guerra Bianca” rimangono molte tracce: trincee, camminamenti, baracche e reticolati. In cima alla salita chiamata Scala di Bò si sono conservati i resti di un fortino, mentre nei pressi della cascata di Folgorìda si trovano una piccola cappella, un monumento ai caduti e i resti di una teleferica. L’edificio che oggi ospita il rifugio Lobbia Alta “ Ai Caduti dell’Adamello”(, a 3000 metri di quota,) faceva originariamente parte di una caserma degli alpini; poco distante, (a 3300 metri, )lungo la Cresta Croce, svetta ancora un grande cannone italiano. A ricordo della guerra rimangono anche le vecchie vie militari, che oggi conducono escursionisti ed alpinisti nella pace solenne delle montagne.
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