Spettacolare itinerario che contorna la Val delle Seghe raggiungendo alcuni dei principali rifugi della zona.
Tra pareti verticali e boschi ombrosi, questo itinerario ad anello che parte da Molveno, in circa 4 ore di cammino, regala suggestive sorprese addentrandosi nelle Dolomiti di Brenta. Dalla località Pradèl (1.365 m), raggiungibile con l’impianto di risalita, si imbocca il sentiero n. 340 che inizia presso il secondo tratto dell’impianto. Si tratta di una vera e propria strada forestale che di lì a poco si restringe per continuare come sentiero, comodo e largo. Si cammina in mezzo ad un bel bosco, mentre, tra il fogliame, s’intravvede il Lago di Molveno. Il sentiero poi prende a scendere, prima in modo lieve quindi più decisamente, e conduce a 1.315 m circa dove, a sinistra, si trova un viottolo che riporta a Molveno. Tra i faggi, intanto, si scorge la profonda Val delle Seghe che si incunea verso le alte cime. Il sentiero è costruito, in modo ardito, a mezza costa della profonda valle e alterna tratti in piano a leggere salite. Successivamente si restringe avvicinandosi alle pareti rocciose quindi, scendendo a circa 1330 m, a destra, trova una diramazione (sentiero 340b) che sale al Rifugio la Montanara (1.525 m), raggiunto anche dal secondo tronco degli impianti di Pradèl.Sentiero valle delle Seghe Finalmente si lascia il bosco, ora la valle mostra tutta la sua profondità, mentre una ringhiera di ferro protegge il cammino. Alzando lo sguardo si nota subito il Campanil Basso (2.883 m), simbolo dell’alpinismo dolomitico la cui vista si gode nella sua massima verticalità proprio da questo versante del Brenta. Il sentiero corre, scavato nella roccia viva, sotto il Croz dell’Altissimo (2.339 m). Il panorama è molto bello, si vede anche un tratto del percorso che porta al Rifugio Selvata ma tutto ciò non deve distrarre poiché il percorso, per l’esposizione e la possibile caduta di sassi, può diventare pericoloso. Il sentiero procede compiendo una curva a destra, quindi in leggera discesa passa in una breve galleria, scavata in vertiginose pareti bagnate e nerastre. Raggiunta quota 1.300 circa riprende a salire passando sotto ad impressionanti tetti. Continuando il cammino, si trova un breve tratto con dei cordini metallici di protezione che terminano di lì a poco. Raggiunti i 1.400 m circa, l’itinerario si fa pianeggiante e, passando in mezzo a enormi mughi, corre comodamente verso il Rifugio Croz dell’Altissimo (1.439 m). Raggiunto il bel rifugio, si traversa quindi la Val delle Seghe lungo il largo letto di innumerevoli corsi d’acqua che qui convergono per formare più a valle il Torrente Massò. Passando in mezzo a rigogliosi mughi, si lascia (a sinistra) il sentiero per i Rifugi Tuckett e Sella e per Malga Spora. Oltrepassato un ponte di legno, prima con leggere pendenze poi, dopo un breve tratto pianeggiante e sinuoso, il sentiero si fa ripido innalzandosi con dei tornanti fino a quota 1.490 m. Qui un cordino metallico rende più sicuro l’attraversamento di una zona franosa. L’erta salita poi termina riducendo la pendenza alla normalità, mentre il sentiero corre sinuoso lungo il fianco del Castello alto dei Massodi. Verso valle, all’orizzonte, si vede la Paganella (2.124 m) insieme alla dorsale del Monte Gazza (1.985 m) mentre sul lato opposto della valle le vertiginose pareti del Croz dell’Altissimo calamitano lo sguardo. A sinistra di quest’ultimo, la cima del Monte Ridònt sembra una modesta elevazione, mentre la vicina Cima della Gaiarda non sfigura per nulla di fronte al colossale Croz. Il sentiero prosegue tra sali scendi e arriva al Rifugio Selvata (1.635 m); sulla sua destra si vede subito il segnavia n. 332 indicante il nuovo proseguo del percorso e si inizia a scendere dapprima dolcemente, passando sotto le pareti del Croz di Selvata, e poi ripidamente in tratti esposti dove è bene prestare attenzione. Passando per il bosco si riprende quota fino a 1.570 m ma, dopo una tranquilla passeggiata nella magia del bosco, l’inclinazione del sentiero precipita verso il basso con due tornanti. Dopo aver attraversato un prato con vista sul Monte Daino, il percorso diventa una larga mulattiera e da lì si vede il mitico Piz Galìn. Si continua a perdere quota fino a sbucare nei prati che circondano Malga Ceda di Andalo e poco più in alto Malga Ceda di Villa Banale. Merita un momento di riposo davanti alla malga attorniata dalla corona dolomitica prima di imboccare il sentiero n. 332 (a destra della malga) che torna a Molveno.
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