E’ un vecchio acero dalla grande chioma ovale e vigorosa, con fusto doppio e ricoperto abbondantemente da muschi e licheni.

Sono solo. Un intruso dentro il fitto della vegetazione alpina.

Da sempre mi sento gli occhi addosso; fin da piccolo – appena messe le prime foglie – ho incontrato lo sguardo stupito e curioso degli abeti rossi, dei larici, dei faggi antichi e degli ontani. Mi guardavano in silenzio, con certe facce, incuriositi e ammirati per come crescevo, per come cambiavo colore e per come il mio fisico longilineo si slanciava verso l’azzurro. Pure io coglievo la differenza tra la mia pelle liscia e la corteccia ruvida delle aghifoglie; in particolare, invidiavo la morbida e lunga capigliatura dei larici, in special modo in autunno quando si tinge d’un biondo dorato.

Crescendo, quel silenzio cominciava a pesarmi: non perdevo l’occasione per fare domande, qualsiasi pretesto era buono per cercare uno scambio d’opinioni: il tempo, i pettegolezzi che l’Arnò portava dalla valle, l’umore delle piante più anziane.

Ero impaziente, non sapevo come fare per conquistarmi la fiducia di quel bosco; soffrivo la solitudine di un acero straniero. Pensai ad un piano: radunai tutti gli animali della valle – molto più espansivi, abituati come sono a scorazzare qua e là – confidando nel loro aiuto.

Camosci, caprioli, galli cedroni, pernici… perfino sua altezza l’aquila reale fece due giri sopra il raduno. A loro chiesi di raccontarmi la storia della valle. Ero alla ricerca di qualcosa che potesse stupire i miei compagni.

Man mano che gli animali narravano, mi rendevo conto della serietà delle storie.

I camosci, abituati a sostare ai piedi dei Crepèr, parlavano di uomini con la divisa che costruivano postazioni in luoghi impossibili. Poveri esseri umani ridotti a donare la loro giovinezza alle intemperie, al freddo e al gelo…

Che dire? Ero commosso. Alla fine del raduno, ho ringraziato gli animali e mi sono ritirato nella cavità del tronco a riflettere. Non avevo più voglia di parlare. D’un tratto ho sentito bussare: alzata la chioma, con grande stupore mi sono trovato intorno tutti gli alberi del bosco che muti mi stringevano in un abbraccio che nessuna parola può descrivere.

Povero acero illuso – mi sono detto – la storia, loro, la conoscevano prima di te.

(da “Alberi monumentali” – guide del Parco, questo e altro ancora…)

 

Specie: ACERO DI MONTE (Acer pseudoplatanus L.)
Località: VALAGOSTA – VAL DI BREGUZZO
Comune: SELLA GIUDICARIE
Età: 90/100 anni
Quota: 1700 m s.l.m.
Circonferenza: 2 m
Diametro: 55 cm
Altezza: 15 m

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