E’ immediatamente identificabile da lontano, ormai i suoi colori non ci sono più, è un albero morto in piedi! Ha dimensioni imponenti e spettacolare portamento a candelabro. Il tronco, minato alla base da marciume e squarciato da una grossa cavità, è perforato dagli insetti lignicoli e dai colpi del picchio.

Guardandolo mi prende una composta tristezza e risento le parole che qualche anno fa ci aveva confidato.

Diceva:“Sono vecchio. Me ne sto chiuso nel mantello di fronde, dentro i miei ricordi, contento di ciò che porto nel cuore. Sono un tipo riservato, orgoglioso della mia storia, com’è nel carattere dei rossi di capelli.

Allora passavano raramente persone in questo luogo. Un giorno, agli inizi di settembre, vidi una signora elegante, raffinata e di una bellezza mai vista passeggiare tra gli alberi.  I suoi passi erano leggeri sul muschio. Leggeva, scriveva e contemplava la natura. A differenza degli uomini nervosi con il fucile a tracolla nelle battute di caccia o dei taglialegna che passavano distratti sotto le fronde, lei si fermava e si sedeva sulle mie ginocchia.

La prima volta che la vidi, il suo sguardo meraviglioso era velato dalla tristezza: io, che fremevo dall’emozione, rimasi fermo e in silenzio nel rispetto di quel dolore. Non so se fu la comprensione muta in quel difficile momento o la bellezza del posto – la bella vista delle Dolomiti – fatto sta che lei tornò.

La vidi spuntare i primi giorni d’estate dalla salita che parte dal Passo Campo Carlo Magno e seppur fosse trascorso qualche anno lei era sempre meravigliosa: sorrideva, la tristezza della prima volta lasciava spazio ad uno sguardo luminoso e profondo.

La cosa che ancor oggi mi sembra incredibile è che mi guardava: mi sentivo l’albero più felice del creato, muovevo le fronde dolcemente e lei si toglieva il signorile cappello lasciando che la brezza estiva le accarezzasse i lunghi capelli.

Di quell’ incontro mi è restato un segno inequivocabile che gli esperti non sanno spiegare. In occasione della sua partenza mi confidò che non sarebbe più tornata: doveva affrontare un lungo viaggio e … i problemi dell’Impero.

Non l’avrei più rivista, quindi. Come salutarla degnamente? Come ringraziarla del suo sguardo amorevole, delle poesie scritte all’ombra dei miei rami? Allora feci una cosa che mai avrei pensato il mio tronco fosse in grado di fare: mi inchinai davanti a lei: l’ intensità fu tale che la mia punta, da allora, è rimasta piegata di traverso, segno di quell’inchino.

Sono un vecchio abete rosso innamorato, ecco la verità. Innamorato di una principessa”.

(da “Alberi monumentali” – guide del Parco, questo e altro ancora…)

 

Specie: ABETE ROSSO (Picea abies Karst.)
Località: MALGA ZELEDRIA
Comune: PINZOLO
Età: secolare
Quota: 1780 m s.l.m.
Diametro: 128 cm
Circonferenza: 4,05 m
Altezza: 26 m

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