Nella mattinata di martedì 18 ottobre presso la sede del Parco Naturale Adamello Brenta si è tenuta una riunione di grande importanza per restituire alla Val Nambrone la sua bellezza naturale.
Antonio Caola e Roberto Zoanetti, rispettivamente Presidente e Direttore del Parco, hanno incontrato Sergio Adami, Dirigente Generale dell’Unità Produzione Idroelettrica di ENEL, Lorenzo Cattani, direttore di Hydro Dolomiti Enel, e Pietro  Cardamone dell’Unità di progettazione elettrica di Torino, per discutere l’opportunità di ripristinare la conca dei laghi di Cornisello in Val Nambrone dove sono oggi ancora evidenti i segni degli imponenti lavori di sfruttamento idroelettrico avviati negli anni ’50 dalla allora SISM (Società Idroelettrica Sarca di Molveno), assorbita poi dall’ENEL, e abbandonati negli anni ’60 a seguito delle vicende connesse al “disastro del Vajont”.
All’incontro erano presenti anche Innocenzo Coppola, Dirigente del Servizio conservazione della natura e valorizzazione ambientale della Provincia Autonoma di Trento, i sindaci dei comuni interessati all’area, William Bonomi, sindaco di Pinzolo, Luigi Tisi, sindaco di Giustino e Arturo Povinelli, sindaco di Carisolo, accompagnato dall’assessore all’ambiente Ivano Rambaldini, poi Silvano Maestranzi, assessore del Parco con incarico alla riqualificazione ambientale, nonché i due tecnici del Parco, Massimo Corradi e Matteo Viviani.
Nell’ultimo decennio numerosi sono stati i tentativi da parte del Parco di avviare una trattativa con ENEL in tal senso e i tempi pare siano ora maturi per prendere in mano la questione in maniera strutturata.  Massima è stata, infatti, la disponibilità da parte di tutti i soggetti a ragionare insieme su un possibile progetto di recupero che lanci uno sguardo d’insieme anche a tutti i laghi del gruppo Adamello – Presanella modificati con intenti di produzione energetica.
Durante la riunione è stata ripercorsa l’evoluzione dei lavori, sia di costruzione che di ripristino, compiuta dal 1931, anno della richiesta di autorizzazione ai lavori, fino al 2003 e 2009, annate in cui il Parco, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Carisolo e il supporto del Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale e del Servizio Bacini Montani PAT, ha portato a termine grossi lavori di ripristino delle condizioni originarie migliorando l’aspetto dell’intera conca. Gli interventi più importanti hanno riguardato la demolizione della ex cabina di trasformazione nei pressi del lago superiore, il ripristino e rinverdimento del piazzale e dei bordi strada lungo i laghi, il rifacimento dei ponti carrabili per l’accesso ai laghi, la demolizione della strada cementata by-pass Lago superiore-inferiore.
Molti però sono ancora i manufatti esistenti in Val Nambrone, rimasti inutilizzati in questi 50 anni, tra cui quelli più appariscenti costituiti dalle stazioni di arrivo e partenza della funivia, dai tralicci della linea MT (media tensione) e da quelli di sostegno della funivia predisposta per il trasporto materiali.
La proposta che il Parco ha avanzato a ENEL e Hydro Dolomiti Enel, sostenuta dalle amministrazioni comunali, comprende operazioni importanti di smantellamento ma anche di valorizzazione:
• Definizione delle proprietà e servitù;
• Demolizione della stazione di partenza della funivia;
• Demolizione dei tre tralicci intermedi della linea funivia;
• Dismissione e smantellamento della linea elettrica MT (da Nambrone verso Cornisello e verso Vallina Amola);
• Alimentazione del rifugio Cornisello e Malga Ploze con centralina idroelettrica dal Lago inferiore alla malga;
• Ridefinizione della cabina elettrica Nambrone;
• Demolizione delle due baracche di legno a Cornisello (cabine + baracca trasformatori);
• Messa in sicurezza e collaudo della strada per Cornisello;
• Valorizzazione delle opere di Cornisello “Sentiero e Museo dell’Energia”.
“Comprendere è meglio che demolire” è comunque lo slogan che descrive l’approccio del Parco. Non va, infatti, dimenticato che, nel contesto della Val Rendena dell’epoca, i lavori idroelettrici hanno rappresentato una risorsa di indiscutibile valore sociale ed economico, con ricadute in termini di occupazione e sviluppo per la gente locale. Ecco perchè parte del progetto di ripristino proposto dal Parco vede un recupero del valore didattico dell’area, rendendo così giustizia alla fatica spesa dagli operai in quelle difficili condizioni ambientali e dando dignità a quell’impresa mai portata a compimento. Si vorrebbe che parte dei segni del cantiere diventassero “monumenti culturali all’energia” e Cornisello un laboratorio di dimostrazione dell’efficacia delle tecniche di produzione di energia da fonti rinnovabili (generatori eolico e solare). La stazione di arrivo della funivia e il vicino traliccio rimarrebbero dunque in loco, trasformandosi in una sorta di “Museo dell’energia” in quota.
Obiettivi pienamente condivisi da tutti i presenti che si incontreranno nuovamente per definire l’entità dei costi e delle possibili compartecipazioni finanziarie.
Soddisfatti Antonio Caola e Roberto Zoanetti di essere riusciti a smuovere una questione ferma da troppo tempo e sostengono: “Queste strutture stridono con il contesto in cui sono inserite, al cospetto del ghiacciaio più esteso delle Alpi e di un Patrimonio Mondiale dell’Umanità. L’operazione restituirebbe un valore inestimabile all’area, ripristinando le condizioni ambientali originarie e, con le giuste accortezze, anche le ragioni che ne hanno modificato l’immagine acquisterebbero rispetto e saprebbero arricchire la zona anziché svilirla. Va detto che questo lascito è tanto ingombrante quanto oneroso. Il tutto richiederà, infatti, un grosso sforzo economico ma non possiamo che interpretare come un segnale positivo la disponibilità che abbiamo avvertito da parte di tutti durante questo incontro.”.

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