Davanti ad una folta e qualificata platea, nella serata di ieri presso l’Aula Magna del Museo delle Scienze di Trento, sono state presentate le ultime due pubblicazioni del Parco Naturale Adamello Brenta, precisamente le numero 19 e 20 della collana “Documenti del Parco”:

Il gallo cedrone: 4 anni di ricerche scientifiche nel Parco Naturale Adamello Brenta”, a cura di M. Armanini, A. Mustoni – Documenti del Parco n. 19, Editore Parco Naturale Adamello Brenta, Strembo (TN). 2013. Pp. 214

Dal rapporto con l’uomo alle strategie di svernamento: le ultime ricerche del Parco Naturale Adamello Brenta per l’orso” – Gruppo di Ricerca e Conservazione dell’Orso Bruno del Parco Adamello Brenta (a cura di M. Cavedon, A. Mustoni, F. Zibordi) – Documenti del Parco n. 20, Editore Parco Naturale Adamello Brenta, Strembo (TN). 2013. Pp. 424

La cornice di pregio e assolutamente azzeccata, che ha ospitato la conferenza, aperta proprio dal direttore del MUSE, Michele Lanzinger, già di per sé, favoriva il calarsi nel complesso mondo della ricerca scientifica e le due pubblicazioni “hanno così avuto la giusta dignità dopo anni di indagini e studi che hanno coinvolto molti enti, ricercatori e volontari”, per riprendere un passaggio dei saluti di benvenuto di un soddisfatto Roberto Zoanetti, direttore del Parco.

Andrea Mustoni, coordinatore del settore fauna, ha introdotto ai lavori con una panoramica dei contributi più rilevanti in oltre 20 anni di impegno del Parco in ambito faunistico ( http://www.pnab.it/cosa-facciamo/studi-e-ricerche.html ), dopodichè lo spazio è stato lasciato ai due protagonisti della serata: il gallo cedrone e l’orso, oggetto di pluriennali progetti di ricerca descritti nei due volumi presentati, da oggi a disposizione del pubblico e della comunità scientifica ( per scaricare la versione integrale http://www.pnab.it/utilities/download.html#c615 ).

Il primo, esposto da Marco Armanini, borsista presso il settore fauna del Pnab, riguarda il gallo cedrone, specie tra le più importanti e rappresentative del Parco e dell’intero arco alpino, oggi a rischio di estinzione. Un animale che ha da sempre esercitato un fascino particolare sulle genti delle vallate alpine che lo hanno avvolto di mistero attraverso storie e leggende ispirate alla sua elusività e al suo temperamento “romantico”. 

A fronte di uno stato di conservazione sempre più preoccupante e di un crescente interesse provinciale oltre che comunitario per la specie, sulla base delle indicazioni contenute nella revisione del proprio Piano Faunistico (DGP 2518 del 16/11/2007), il Parco Naturale Adamello Brenta, con l’appoggio e la condivisione del Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento, ha condotto 4 anni di indagini tese ad approfondire le conoscenze sulla specie e ad individuare nuove e più efficaci strategie di conservazione che sono state poi raccolte in questo volume.

Maria Cavedon, anche lei borsista presso il settore fauna Pnab, ha poi presentato il libro dedicato all’orso. Questo volume è solo l’ultimo passaggio dell’impegno ventennale del Parco per l’orso bruno, specie di importanza europea, oggetto del famigerato intervento di reintroduzione Life Ursus alla fine degli anni ’90. Dopo 14 anni dalla liberazione dei primi 10 orsi provenienti dalla Slovenia, la popolazione di plantigradi in Trentino oggi si aggira intorno ai 45-50 esemplari che regolarmente nel periodo del risveglio dal letargo non mancano di far notare la loro presenza con assalti alle arnie, scorribande notturne e razzie di animali domestici che accendono le chiacchiere di paese ma anche il dibattito politico sulla bontà del progetto Life Ursus. Contenuto quindi del testo non è solo l’importanza ecologica del plantigrado ma anche il suo significato sociale. E’, infatti, evidente che il futuro dell’orso è ora legato al grado di accettazione accordato alla specie dalla nostra società e alle misure gestionali che riusciamo a “mettere in campo” per semplificare la convivenza senza compromettere il benessere del plantigrado ma nemmeno quello dell’uomo.

Vengono dunque qui raccolte le ultime 3 ricerche compiute in Trentino, riguardanti: tane di svernamento, sensibilità della specie nei confronti del disturbo antropico e infine 355 racconti di incontri ravvicinati tra orso e uomo nei nostri boschi con le reazioni di uno e dell’altro. Questi ultimi hanno portato a stilare una serie di comportamenti “classici” dell’orso e di consigli su come reagire in caso di incontro ravvicinato.

Motto della serata, rimarcato a più riprese, è stato: necessità di collaborazione tra centri di ricerca, come i Parchi naturali, come il MUSE, come la Fondazione Mach, come le Università. La prospettiva si presenterebbe efficace da più punti di vista a partire dalla condivisione dei fondi, che in tempi di crisi si riducono automaticamente, ma anche per l’ottimizzazione del bagaglio di risorse umane, competenze, esperienze e tecnologie che esiste sul territorio e deve essere speso compatto verso un unico scopo: la promozione dello studio scientifico.

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