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Si è parlato del progetto europeo Inversion, che ha appena concluso il suo percorso triennale, ieri sera alla biblioteca comunale di Pinzolo, per il quarto incontro del ciclo “I martedì del Parco”, organizzato dal Parco Naturale Adamello Brenta assieme all’Ecomuseo della Judicaria, il primo della rassegna che è stato possibile seguire “dal vivo”, nel rispetto delle note misure di prevenzione dal Coronavirus, oltre che sulle piattaforme on-line.

Al centro della serata, un nuovo approccio alla zootecnia di montagna, ovvero alle pratiche dell’allevamento e della gestione dei pascoli, all’insegna della sostenibilità ambientale e sociale, della sperimentazione di buone prassi, della crescita della biodiversità, del benessere animale e della qualità dei prodotti consumati dall’uomo. Il tutto, naturalmente, senza prescindere dalla sostenibilità economica delle aziende, cinque quelle delle Giudicarie che hanno dato vita al partenariato da cui Inversion, con il coordinamento di Giorgia Robbiati, capo progetto, e il supporto tecnico-scientifico di Francesca Pisseri, medica veterinaria ed esperta di agroecologia, ha preso le mosse: l’agriturismo fattoria Athabaska, in veste di capofila, Agrilife 2.0, Cargos, Maso Pisoni Misonet.

Queste realtà – ha sottolineato il presidente del Parco Adamello Brenta Walter Ferrazza – rappresentano una parte importante del futuro della zootecnia di montagna. Sono aziende che all’interno del Parco vivono e lavorano ed il Parco ha fra le sue finalità non solo la conservazione della natura ma anche dell’identità del territorio. Le attività di pastorizia e allevamento, di gestione dei pascoli, dei prativi, della malghe, sono altrettanti pilastri di questa identità, e hanno contribuito in maniera determinare a plasmare il nostro ambiente, il paesaggio, l’alimentazione. Fra poco inizierà la stagione estiva; l’auspicio è che i visitatori vengano nelle nostre valli animati anche dal desiderio di conoscere la gestione del territorio svolta da tutti i soggetti coinvolti, fra cui i piccoli allevatori, i cui sforzi vanno compresi e sostenuti. Come enti pubblici abbiamo il dovere di condividere questo approccio, all’insegna di una tutela ambientale attiva e condivisa”.

Carmela Bresciani, presidente dell’Ecomuseo Judicaria, ha illustrato in apertura il ruolo svolto sul territorio che va dalle Dolomiti di Brenta al Garda dall’Ecomuseo, che è molteplice: promozione dell’identità territoriale, sostegno ai produttori, collaborazione con le associazioni, organizzazione di eventi rivolti alle scuole e a tutti i cittadini, partnership come quella di Inversion, appunto, che è stata sostenuta anche da alcune realtà del mondo accademico, la Scuola Sant’Anna di Pisa e l’Istituto per la bioeconomia del Cnr di Firenze.

Inversion, come raccontato anche da alcuni dei protagonisti, Maurizio Cattafesta di Athabaska, Leonardo Pisoni dell’azienda agricola Maso Pisoni, e Manuel Cosi dell’azienda Fattoria Antica Rendena e presidente dell’A.N.A.R.E (Associazione allevatori della razza Rendena), è nato appunto su sollecitazione di alcuni piccoli allevatori delle Giudicarie, agricoltori multifunzionali, che coniugano le attività zootecniche e di trasformazione con l’accoglienza turistica, le attività didattiche, chiamati a confrontarsi quotidianamente con le problematiche del territorio, dalla frammentazione dei pascoli alla disponibilità di foraggio, dal benessere animale al consumo dei suoli. Esigenze diverse ma legate fra loro dal filo conduttore della sostenibilità.

L’Europa ha posto a sua volta obiettivi stringenti di qui al 2030, fra cui il dimezzamento dell’uso dei fertilizzanti e il contributo alla crescita della biodiversità e così via, Inversion si è allineato prontamente sia con la strategia europea sia ai contenuti dell’Agenda Onu 2030.

L’agroecologia è la chiave di volta del progetto. L’approccio è centrato sull’innovazione delle principali pratiche inerenti all’allevamento, ma un’innovazione che spesso significa recupero e rilettura di conoscenze e pratiche sedimentatesi per secoli nelle valli. Ad esempio: rotazione dei pascoli (che consente una produzione di foraggio maggiore rispetto a quella del pascolo non turnato, e quindi favorisce anche un risparmio di suolo), miglioramento del pascolo sul piano qualitativo (riducendo la concimazione di sintesi, con un risparmio economico per i produttori, oltre all’indubbio beneficio per i terreni), miglioramento dell’alimentazione foraggera (che si riflette sulla qualità del prodotto finale, come il latte e il formaggio), animali allevati “in libertà” e così via. Fra i risultati confermati dalle analisi di laboratorio svolte dai partners scientifici, una crescita qualitativa del rapporto fra razione alimentare e output prodotto, ma anche un miglioramento del benessere degli animali, un fattore a cui gli stessi consumatori sono sempre più sensibili.

Ma in definitiva, nei tre anni di durata del progetto, la sostenibilità delle aziende che hanno partecipato a Inversion è migliorata? Si è cercato di rispondere a questa domanda su tre dimensioni: etica, socio-economica e ambientale, e utilizzando una batteria di 47 indicatori. I risultati sono senz’altro positivi, anche se in maniera diversificata a seconda delle dimensioni considerate. Pesano naturalmente nel quadro generale anche altri problemi e fattori difficilmente gestibili a livello locale, fra cui un sistema di contributi europei che “vizia” il mercato producendo un sistema di allevamento e quindi di gestione della montagna spesso meno sostenibile, e ingenerando una perdita di valori, professionalità, territorio.

I vantaggi, in ogni modo, come emerso nel corso della serata, sono molti. Citiamone ancora alcuni, oltre a quelli già menzionati: un latte che “sa di fieno e erba”, la sostituzione di silomais e soia (in gran parte importata dall’estero) con foraggio di qualità migliore proveniente da pascoli locali, bovini che “vivono” il pascolo fino a fare squadra quando si approssima una minaccia come quella dell’orso (mostrando comportamenti “collaborativi” non dissimili da quelli manifestati ad esempio dai cani da slitta). Ed ancora, crescita della biodiversità, pascoli e prati (ovvero praterie non arate) più resilienti nei confronti della siccità, contrasto all’invasione di arbusti e alberi o all’eccesso eccesso di azoto nei terreni e così via.

Il cammino verso una maggiore sostenibilità continua.

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