Poteva esserci, per il Parco Naturale Adamello Brenta, in questo 2010 proclamato dall’Onu Anno internazionale della biodiversità, migliore notizia che la presenza di un lupo all’interno dei suoi confini? Chi, se non questo animale che ha deciso di avventurarsi nelle terre selvagge del Brenta nord-orientale, poteva essere testimonial più indicato dell’elevata qualità ambientale del Parco? La sua visita non è un caso, se consideriamo che l’Adamello-Brenta è abitato da una popolazione di orso bruno e da più di un anno è segnalato, entro i confini del Parco, un esemplare di lince. Con la presenza del lupo, oggi, il Parco Naturale Adamello Brenta è una delle poche, forse l’unica, area protetta dell’Arco alpino ad ospitare i tre grandi carnivori – orso, lupo e lince – meritandosi l’appellativo di “cuore verde delle Alpi”.
 
La scoperta.
 
Ci voleva l’occhio esperto di un guardaparco per notare che la lunga pista di tracce impresse sulla neve poteva appartenere, come poi le analisi genetiche hanno confermato, a un lupo. La scoperta delle orme è avvenuta il 13 aprile scorso quando il guardaparco Matteo Zeni di Spormaggiore, mentre si trovava insieme al custode forestale Maurizio Tolotti e a due tesisti del Parco Naturale Adamello Brenta impegnati in un’uscita di monitoraggio del gallo cedrone, ha notato le tracce di un grosso canide solitario disegnare una lunga scia sulla neve nella zona del Brenta nord-orientale. Un’attenta osservazione dei segni ha insospettito Zeni, che il giorno dopo si è nuovamente avventurato sulle tracce dell’animale. Il guardaparco ha prima individuato i punti di “marcatura” del luogo di passaggio effettuati dall’animale, poi raccolto alcuni campioni di urina e di escrementi che, analizzati, hanno dato il loro responso: l’animale era proprio un lupo, tornato sul Brenta dopo un secolo e mezzo!
La conferma.
 
L’analisi genetica dei campioni organici raccolti è stata svolta dall’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA) di Bologna. I risultati, resi noti alcuni giorni fa, hanno confermato che le tracce appartenevano ad un maschio di lupo della popolazione italiana (Canis lupus). Si tratta di un animale, probabilmente giovane, in dispersione dall’Arco alpino centro occidentale, dove dagli anni ’90 si è insediata una popolazione vitale, di provenienza appenninica. Dopo il 13 aprile non sono state segnalate in provincia altre tracce attribuibili a questo esemplare.
La presenza di un lupo, in vita, in Trentino, è stata così accertata per la prima volta dopo oltre 150 anni dalla sua scomparsa e segue di un paio d’anni il rinvenimento delle spoglie del lupo della val di Fiemme, la cui provenienza, sempre determinata geneticamente, era invece balcanica.
Va infine ricordato che il fenomeno di naturale espansione del lupo dalle Alpi occidentali ha portato negli ultimissimi anni a registrare la presenza di singoli esemplari anche nella vicina Lombardia, in Svizzera ed in Austria.

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