I residenti nei comuni del Parco Naturale Adamello Brenta hanno un forte senso di appartenenza nei confronti del territorio in cui vivono, riconoscono nel Parco un interlocutore importante e in parte percepiscono i vantaggi del vivere in un’area protetta. Tuttavia chiedono maggiore partecipazione, più coinvolgimento e occasioni di confronto. Questa, in sintesi, la fotografia dei residenti emersa dall’indagine sociologica “La percezione del Parco Naturale Adamello Brenta nell’opinione dei residenti” commissionata dal Parco al Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università degli Studi di Trento e svolta da un gruppo di ricercatori coordinato dalla professoressa Emanuela Renzetti e dal ricercatore Andrea Petrella. I risultati dello studio sono stati restituiti ai residenti mercoledì 20 febbraio 2008 a Sporminore e giovedì 21 febbraio a Tione. Un ultimo incontro di presentazione si terrà il 28 febbraio a San Lorenzo in Banale. La ricerca, di tipo qualitativo e non quantitativo, ha individuato 6 tipologie diverse di residenti – gli esperti territoriali, gli esteti contemplativi, gli eredi comunitari, i periferici attendisti, i polemici seminformati e gli interventisti autoreferenziali – che hanno, rispetto al Parco, opinioni, idee e atteggiamenti diversi l’uno dall’altro. Tipologie
Gli esperti territoriali, per vocazione, passione o ruolo svolto nella comunità, vedono nel Parco un valore aggiunto, mentre gli eredi comunitari, legati al passato, sono più critici  e percepiscono il Parco come un intruso. L’opinione dei polemici seminformati oscilla invece tra un Parco eccessivamente rigido e un Parco troppo permissivo, ma esprimono anche desiderio di essere informati e coinvolti. Gli esteti contemplativi valutano positivamente il Parco in quanto ha introdotto interventi di tutela e miglioramento del territorio, portando vantaggi ambientali, ma non si lasciano coinvolgere in modo attivo dentro le problematiche del Parco. I periferici attendisti, che prendono il nome dal fatto di vivere ai confini del territorio del Parco, vivono l’area protetta con un forte senso di aspettativa e aspirano a costruire dinamiche di coinvolgimento, soprattutto tra Parco e giovani. Infine gli interventisti autoreferenziali, che si identificano con coloro che hanno spirito imprenditoriale, riconoscono l’azione efficace del Parco come motore di conoscenza interna e comunicazione esterna e come richiamo turistico, ma nello stesso tempo affermano di non sentire senso di appartenenza e vedono nel Parco troppi vincoli e compromessi che ostacolano il “turismo comodo”.Tempi e modalità
L’indagine sociologica è iniziata nel mese di febbraio 2007 con l’analisi delle ricerche sul Parco precedentemente realizzate. È poi proseguita con l’organizzazione di alcuni focus group di avvio della ricerca e 50 interviste approfondite. Hanno contribuito alla ricerca anche l’elaborazione di alcune tesi di laurea e altrettanti stages svolti dai neolaureati della Laurea specialistica in “Società, territorio e ambiente” presso il Parco. Inoltre, in 10 scuole elementari e medie, sono state realizzate alcune “mappe di comunità” sulle quali bambini e ragazzi hanno tracciato i segni più significativi di come vedono il Parco.Interviste Delle interviste 13 sono state effettuate in Val Rendena, 11 nell’Altopiano della Paganella, 11 in Val di Non, 9 nelle Giudicarie centrali ed Esteriori, 6 in Val di Sole.  Gli intervistati appartenevano alle seguenti tipologie: 8 operatori del settore agricoltura e allevamento, 8 esercenti e negozianti, 7 impiegati, dipendenti pubblici e privati, 7 operatori turistici, 6 imprenditori, 4 liberi professionisti, 4 pensionati e casalinghe, 3 insegnanti, 2 artigiani e 1 giornalista. Tematiche
Le tematiche affrontate sono state: la percezione delle differenze tra prima e dopo l’istituzione del Parco, i vantaggi percepiti, i confini del Parco-differenze tra zone “dentro” e “fuori”, i rapporti tra il Parco e il settore turistico, l’immagine del Parco sui media, il vissuti affettivo, simbolico e di appartenenza, “Se il Parco non ci fosse più…”: visioni del futuro e scenari possibili, le criticità, partecipazione e coinvolgimento: la governance del Parco, l’orso.Osservazioni
“Attraverso questa ricerca – ha spiegato la professoressa Emanuela Renzetti – si è voluto mettere a fuoco il rapporto tra Parco e residenti, cercando di cogliere gli aspetti umani che riguardano la percezione legata al vissuto, all’esperienza quotidiana, ad una opinione che ci si è costruita avendo un rapporto o meno con il Parco. Le interviste e i profili ricavati sono rappresentativi di un modo di pensare, di una cultura respirata, di una memoria vissuta”. “Negli ultimi anni – ha invece evidenziato il direttore del Parco Claudio Ferrari – abbiamo lavorato molto con il mondo della scuola, tanto che oggi oltre il 60% degli istituti scolastici del Parco partecipa ad iniziative di educazione ambientale promosse da noi. Ci siamo impegnati nel comunicare a livello nazionale e internazionale, tanto che oggi i turisti riconoscono nel Parco una motivazione di vacanza e un forte elemento di attrazione.  Abbiamo attivato numerosi canali di dialogo e condiviso progetti, interloquito con le Apt, gli operatori turistici e agricoli attraverso il progetto “Qualità Parco”. Ora, con l’indagine sociologica svolta dall’Università di Trento, al di là delle categorie portatrici di singoli interessi, abbiamo voluto avviare un nuovo meccanismo di comprensione del rapporto Parco-residenti, cercando di capire se il Parco viene percepito come opportunità e se il legame con il territorio è da migliorare. L’obiettivo è che il Parco diventi un organismo che pulsi all’interno della comunità”.

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