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Ragada e Todesca nella Grande Guerra

A seguito della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria del 23 maggio 1915, i primi reparti austro-ungarici che si attestarono in Val Genova furono schierati nella zona del Mandron a ridosso dei settori italiani Valcamonica-Valtellina.
Altri piccoli presidii costituiti da dodici uomini ciascuno appartenenti alla 1° compagnia del 163° battaglione Landsturm, furono collocati a Malga Folgorida e a Malga Lares, con le riserve acquartierate alla Ragada, per tenere sotto controllo eventuali movimenti italiani sulla vedretta della Lobbia nella zona di Passo Folgorida e Passo Topette e consolidare le postazioni difensive d’alta quota.
Dall’estate del 1915 la Ragada divenne un importante nucleo di acquartieramento e comando per le truppe dirette alle postazioni di prima linea della val Folgorida e della val Rocchette nonché sede di uno dei punti di raccolta feriti [Verwundeten Sammelstelle] e ammalati [Krankenhaltstation].
Nel mese di dicembre 1915 giunse alla Ragada un quarto della 1° compagnia del 170° Landsturm per dare il cambio agli uomini del 163°.
Nel mese di aprile e a seguito degli scontri lungo la linea Lobbia Alta-Cresta della Croce-Dosson di Genova e tra Cozzon di Lares -Passo Cavento, il transito di truppe di rinforzo dirette in alta val Folgorida divenne particolarmente intenso tanto che alla Ragada fu insediato il comando del 161° Lst a cui si aggiunsero tre quarti della 4° compagnia del 170° Lst. e metà della 3° compagnia del 3° battaglione pionieri . Poco oltre Casina Muta fu alloggiato invece il reparto lavoratori Judicarien 1, mentre nella zona di Ponte Maria furono acquartierati i reparti lavoratori Judicarien 2 e nr.17/6 con trecento prigionieri russi.

 

Baracche austriache presso il ponte Maria sul Sarca in val di Genova – Fondo Ongari

Durante la guerra, lungo la strada della Ragada transitarono numerose artiglierie, in particolare nel mese di maggio e giugno 1918, le quali vennero piazzate a Malga Pozza (a S-E di malga Stablel), al Pedruch, a Casina Muta e a nord ovest di malga Caret. Tra i tanti pezzi di passaggio, va annotato anche quello del famoso cannone Giorgio, al cui traino diretto alla volta del Mandron nel mese di aprile 1916 partecipò anche Vigilio Caola (Isador-Santinel) di Pinzolo, inquadrato nell’ Arbeiter-Abteilung Judicarien (1).
L’azione italiana del 16 maggio 1916 con bombardamenti sul settore Folgorida e sulla Ragada e con incursioni di fanteria in lungo la dorsale del Belvedere e in val Stablel, indusse gli austro -ungarici a sgomberare la zona Mandron-Bedole, ormai rimasta isolata e ad evacuare tutte le malghe poste lungo la mulattiera della val Genova fino alla Ragada. Qui furono realizzate altre due complessi difensivi costituiti sostanzialmente da tre capisaldi con una postazione principale affiancati da altre tre postazioni secondarie. La guarnigione schierata era composta da centoventi uomini della 3°compagnia del 161° Lst.

Il 19 maggio 1916 un nucleo italiano di circa sessanta uomini, affiancato da un reparto mitragliatrici, mosse dal Bedole contro l’avamposto austro-ungarico della Ragada. Per impedirne l’accerchiamento a tenaglia gli imperiali arretrarono al Pian di Genova attestandosi nei dintorni di ponte Maria e di malga Lares, iniziando al contempo l’apprestamento delle prime strutture difensive dello sbarramento di valle di Fontanabona (Talsperre Fontanabuona). Durante la ritirata, la guarnigione venne sottoposta a raffiche di mitragliatrice nei pressi di Ponte Maria, ma senza registrare perdite. Allo stesso tempo, la compagnia austro-ungarica di malga Lares venne posizionata tra malga Lares e monte Stavel.
Il 26 giugno 1916 gli austro-ungarici tentarono senza successo di reimpossessarsi della Ragada dove si erano attestati gli italiani. Questi, nella notte dell’8 luglio 1916, smantellarono il ponte occidentale sulla Sarca all’uscita della val di Lares [probabilmente ponte Maria, ndr] (3) per poi ripiegare verso malga Folgorida con circa cinquanta uomini di un reparto portatori, sotto il fuoco della batteria dello Stavel: ormai nel fondovalle della val Genova, presso la Ragada e Casina Muta, non erano più presenti truppe nemiche (4) .
Il resto dei mesi estivi in Val Genova trascorse senza fatti di particolare rilevanza; si registrarono solo gli immancabili scambi di cortesie quotidiane tra le opposte artiglierie e i consueti pattugliamenti.
Con il sopraggiungere del secondo inverno in campo fu necessario rivedere l’assetto difensivo in quanto i capisaldi avanzati nei pressi dell’accesso meridionale del Baito Basso-Rochetta, alla Todesca, alla foce del torrente Lares e a mezza via tra la foce del Lares e malga Lares, dovettero essere abbandonati perché del tutto isolati a causa dalle slavine e della difficoltà di accesso.
Il 1917 portò ulteriori e consistenti modifiche nell’organizzazione dei settori, con variazioni dei confini di competenza e avvicendamenti di comandanti e reparti.
Nel mese di marzo, il comando del sottosettore Nardìs ordinò il rafforzamento del distaccamento della Ragada incrementando anche i pattugliamenti verso Pedruch e val Stablel e assicurando con posti fissi la linea Baito Basso Rochetta-Cascata del rifugio Lares con gli effettivi del Feldjäger-Bataillon nr. 22 e dell’Oberösterreich Schützen Bataillon, a cui subentrò un plotone di Kaiserschützen, un plotone mitragliatrici dei Kaiserschützen e un plotone zappatori tra Cimon delle Rocchette-Torrion delle Rocchette e Baito Alto Rocchette.

 

Cascata Pedruc -Val di Genova. Fondo Omgari

Ottenuto dunque il possesso dell’intero fondovalle della Val Genova, gli austro-ungarici proseguirono nel consolidamento della propria linea difensiva, attestandosi su nuove postazioni avanzate comprese tra il Pedruch e i contrafforti del Pian del Cuch verso mandra Dosson, spingendosi quindi fino alla testata della val Stablelin.
Nell’agosto 1917, si acquartierò alla Ragada la 15°mezza compagnia di marcia del 166° Lst.
Alla fine del mese di novembre 1917, nella zona di Fontanabona, si insediò il 169° Lst. la cui 3° compagnia si stabilì alla Ragada insieme ad un Distaccamento esploratori con ventisei uomini a cui fu accorpato un Nachrichtdetachment formato da uno Zugsführer e altri undici uomini.

Durante i primi mesi del 1918 fino al sopraggiungere della primavera la situazione dei reparti presenti alla Ragada rimase invariata.
Dopo l’attacco italiano in zona Maroccaro-Presena tra il 25 e il 28 maggio 1918, l’Oberstleutnant Baron Handel comunicò che le sue truppe ebbero molto a soffrire a causa delle intense bufere di neve e degli attacchi nemici. Le avverse condizioni meteorologiche, la precarietà degli alloggi e gli strapazzi in generale, provocarono dissenteria, febbre e raffreddori. Per rifornire i soldati in prima linea vennero impiegate quattro compagnie di e il FJBaon nr. 9, che si erano nel frattempo acquartierate tra Ragada e Caret (5).
Il 31 maggio la batteria italiana di Punta dell’Orco colpì la Ragada e il Torrion delle Rocchette. Anche nei giorni successivi le batterie italiane non diedero tregua continuando a martellare la zona della Ronchina, del Pedruch, del Torrion delle Rocchette, della Ragada e quella a nord est di Stablel oltre alle postazioni del Lares, molestando anche le corvée dei rifornimenti (6).
Il fuoco delle batterie italiane contro l’intera linea austro-ungarica del settore Adamello continuò – pressoché quotidianamente – anche nel mese di luglio concentrandosi in particolare contro Pedruch, passo dei Segni, Menicigolo, Stablelin, cresta della Ronchina, Cavento, Torrion delle Rocchette e Ragada (7) .
I reparti acquartierati alla Ragada non cambiarono fino al 3 novembre 1918, quando, alle ore 5.25 del mattino, venne data la notizia dell’armistizio e della cessazione delle ostilità. Dopo aver subito un’azione di artiglieria italiana nel corso della mattinata, le truppe austro-ungariche lasciarono le loro posizioni per intraprendere la ritirata: le unità che non riuscirono a svalicare il passo della Mendola entro le ore 15.00 del 4 novembre 1918 vennero fatte prigioniere.
In linea di massima, in Trentino, pressoché tutti i reparti imperiali rimasero imbottigliati (forti contingenti anche sulla strada di Campiglio, bloccati dall’avanzata avversaria nelle valli di Sole e Rendena), cadendo prigionieri: catturati e disarmati, vennero avviati verso l’Italia. Finirono nei campi di concentramento, dove restarono per mesi. Trentamila di loro non fecero ritorno, ma dati di fonte austriaca parlano di sessantamila (8).

Tratto da “Abschnitt Adamello 1915-1918” Cronache di guerra dei reparti austro-ungarici dalla Presanella alla Val S. Valentino. Tommaso Mariotti – Rudy Cozzini.

[1] Abbreviato con LstIBaon 161.
[2] Pionier Bataillon 3/3, abbreviato con PB 3/3.
[3] ÖStA, KA FA NFA GAK Italienische Front Grenzabschnittkommando 2, K 1171.97, Operative Akten, Mittagsituation, am 9 Juli 1916.
[4] ÖStA, KA FA NFA GAK Italienische Front Grenzabschnittkommando 2, K 1171.97, Operative Akten, Abendsituation, am 9 Juli 1916.
[5] ÖStA, KA FA NFA HHK AK/AGKdo, 10. Armee, K 327, Situationsmeldung, am 28 Mai 1918.