Seleziona una pagina

I caduti della guerra in montagna

Migliaia di soldati sparirono dilaniati nelle trincee distrutte, moltissimi morirono sotto le valanghe, per i congelamenti e negli ultimi anni di guerra a causa dell’epidemia di influenza “spagnola”.
Quando possibile, attraverso complicate staffette tra portatori, teleferiche, animali e carri, le salme venivano fatte scendere a valle. Da lì non tutte proseguivano per tornare alla casa d’origine, molte trovavano sepoltura nei cimiteri militari approntati sul fondovalle. I soldati che morivano negli ospedali delle retrovie trovavano sepoltura, a volte, nei cimiteri civili dei paesi più vicini, a volte in uno spazio appositamente destinato.

Nei primi mesi si sperava che la guerra finisse presto, tanto che i primi caduti (pochi) vennero sepolti nei cimiteri civili. Con il prolungarsi del conflitto però e, – soprattutto – a seguito del tremendo inverno 1916/17 quando grandi slavine causarono decine di decessi, fu necessario realizzare nuovi cimiteri dedicati esclusivamente alle sepolture militari, oltre che ampliare alcuni cimiteri civili. Durante il periodo estivo, nei pochi mesi in cui la montagna permetteva di combattere, si verificava il maggior numero di decessi per scontri a fuoco e molte volte, vista l’impossibilità di trasportare a valle le salme, furono allestiti piccoli cimiteri in quota.
Con il finire delle ostilità, nel novembre del 1918, in val Rendena si contavano centinaia di soldati morti: cimiteri militari o sepolture militari nei cimiteri civili, tombe sparse sul territorio e anche cadaveri di militari insepolti.

Foto storica del Cimitero in loc. Todesca-Ragada Val Genova.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Al termine del conflitto emerge la necessità di riorganizzare completamente e definitivamente la sepoltura dei cadaveri. Bisogna bonificare i terreni, mettere ordine nei cimiteri allestiti in tutta fretta e furia durante la guerra, riconoscere le centinaia di migliaia di salme senza nome, oppure assegnare un corpo al nome di un soldato disperso che non ha fatto più ritorno a casa. Questioni pratiche, quindi. Ma anche di altra natura: venire incontro al bisogno di padri, madri, mogli, figli e figlie, famigliari e amici di chi è morto in guerra di avere un luogo fisico, una tomba vera – e non un generico monumento ai caduti – dove piangere il proprio caro ed iniziare ad elaborare il proprio lutto. A tal fine nel 1920 viene costituito il Comitato per la cura e le onoranze alle salme dei caduti in guerra (C.O.S.C.G.) con ufficio centrale a Udine e quattro sezioni distaccate».
KOCCI LUCA, I sacrari militari, religione civile della “nuova patria”, in GIGANTE VALERIO, KOCCI LUCA, TANZARELLA SERGIO, La grande menzogna, Dissensi Edizioni, Viareggio (LU), 2015, p. 119.

Nei primi anni Venti la Sezione Distaccata di Trento del C.O.S.C.G. realizzò la “Carta dimostrativa della dislocazione dei cimiteri di guerra esistenti nel Trentino e nell’Alto Adige”, che riporta un elenco di cimiteri e sepolture militari suddiviso per distretti amministrativi. Per quanto riguarda la val Rendena sono individuabili i seguenti cimiteri: Carisolo, Madonna di Campiglio, malga Bedole, malga Caret, Adamello, Pinzolo, val Genova, Cimon delle Gere, Pedruc, val Gabbiolo, Ragada, Punta di Folgorida, vedretta del Mandrone, Vigo Rendena, Bocenago, Verdesina, Casel di Pelugo, Darè, Javrè, Villa Rendena, Strembo, Spiazzo, rifugio Carè Alto, Mortaso, Corno di Cavento, S. Antonio Mavignola, Menicigolo.
I più grandi erano i cimiteri militari di Pinzolo (circa 240 tombe), di Spiazzo (circa 100) e della Todesca in val Genova (70).

Negli anni tra il 1920 e il 1922, furono soppressi diversi piccoli cimiteri – soprattutto in montagna – e le tombe sparse; le sepolture vennero quindi concentrate e riordinate nei cimiteri più grandi. Il risultato di questi lavori fu la concentrazione di tutte le sepolture in 5 cimiteri:
1. cimitero civile di Pinzolo 35 caduti;
2. cimitero militare di Pinzolo (Campiciöi) 298 caduti;
3. cimitero militare di Spiazzo 107 caduti;
4. cimitero civile di Vigo Rendena 15 caduti;
5. cimitero militare della Ragada-Todesca 170 caduti.
Le prime inumazioni in questo cimitero militare furono eseguite nell’aprile-maggio del 1916, dopo i fatti d’arme relativi alla conquista italiana del passo di Folgorida; questo primo elenco conta 19 sepolture. Il cimitero della Todesca mantenne dimensioni contenute fino a metà 1918, quando venne ampliato per far fronte alla sepoltura dei morti delle battaglie estive in alta montagna. Negli anni successivi furono radunati alla Ragada anche i caduti provenienti dagli altri cimiteri dismessi: malga Caret, val Genova, Cimon delle Gere, Pedruc, val Gabbiolo, Punta di Folgorida. Altre sepolture avvennero nelle prime estati del dopoguerra col riaffiorare dai ghiacci di diversi cadaveri insepolti (e sconosciuti), cosicché si arrivò alle 170 sepolture circa. Dagli anni Trenta in poi ci furono le prime esumazioni, con la traslazione delle salme in altri luoghi del Trentino: Castel Dante, Bondo, Pergine, passo Pordoi. Con i lavori del 1942 il cimitero fu dismesso. Col tempo, i prati coprirono ogni traccia del cimitero, rendendo invisibile ogni testimonianza e ricordo di quei giorni.

Per quanto riguarda i dispersi e sepolti nei ghiacci dell’Adamello è difficile stimarne il numero. Si può riassumere dicendo che i morti sepolti sulla fronte austriaca in val Rendena furono circa 700, in gran parte soldati austroungarici, ma anche operai militarizzati, prigionieri russi e serbi e caduti italiani rimasti in mani nemiche o morti in prigionia.
Alla fine del 1943 tutti i cimiteri militari e le sepolture della Grande Guerra in Rendena risultavano dismessi.

Nel 2014, su iniziativa del Parco Naturale Adamello Brenta e dell’Amministrazione Comunale di Strembo, è stata costruita una cappella in legno in ricordo dei caduti simile a quella originale nello stesso luogo dove sorgeva il cimitero.

In anni recenti, con l’innalzamento delle temperature, i ghiacciai si stanno fondendo rapidamente e mostrano i corpi di soldati dispersi più di un secolo fa. Fra i caduti emersi dal ghiaccio molti sono ignoti, nonostante ogni soldato portasse una piastrina di riconoscimento, costituita da un piccolo astuccio in metallo (ottone per gli Austroungarici e ferro per gli Italiani); all’interno, una striscia di carta piegata a fisarmonica, riportava i dati anagrafici. Sotto la neve e il ghiaccio l’umidità entrava nell’astuccio metallico, e l’ossido che si formava danneggiava la carta rendendola illeggibile.Chissà se un giorno verrà ritrovata la salma del giovane tenente Felix Hect von Eleda che morì, durante l’azione di difesa della cima del Cavento, il 15 giugno 1917 all’età di 23 anni.

Piastrina di riconoscimento. Fonte: Museo Grande Guerra in Valle del Chiese – Bersone (Comune di Valdaone)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia utile.

KILLED IN ACTION IN THE MOUNTAINS

Thousands of soldiers disappeared, blown to pieces in destroyed trenches; many died in avalanches; many froze; and at the end of the war, many were lost to Spanish Flu.
Whenever possible, complex relays of porters, cableways, animals and wagons brought the dead down the valley although not all of them arrived home. Many were buried in the military cemeteries established on the valley floor. The soldiers who died in the rear hospitals were sometimes interred in the civilian cemeteries of the nearest towns, sometimes in a specially designated space.

In the early months it was hoped that the war would end quickly and the first fallen were also buried in civilian cemeteries. As the war dragged on, some of these cemeteries were expanded but then more cemeteries were required and they were dedicated to military burials. The greatest number of firefight deaths occurred during the summer, in the few months in which the mountains allowed battles to be fought, and given the impossibility of transporting the bodies downstream, small cemeteries were often set up at high altitude.

With the end of hostilities, in November 1918, hundreds of dead soldiers were counted in Val Rendena: military cemeteries or military burials in civilian cemeteries, graves scattered throughout the area, and even corpses of unburied soldiers. A map showing the location of existing war cemeteries in Trentino and Alto Adige indicated a list of such cemeteries and burials by administrative district. As for Val Rendena, of the twenty-seven identified, the largest were the military cemeteries of Pinzolo (about two hundred and forty graves), Spiazzo (about one hundred), and Todesca in Val Genova (seventy).

From 1920 to 1922, several small cemeteries (especially in the mountains) and scattered graves were removed. The dead were then transferred to the larger cemeteries which led to the concentration of all the graves in five cemeteries (two civilian and three military). Of these, Todesca military cemetery has one hundred and seventy graves.
The first burials in this military cemetery were in April–May 1916, after the military events leading to the Italian victory at the Folgorida pass. Todesca cemetery was quite small until mid–1918, when it was enlarged to accommodate the fallen of the summer battles in the high mountains. In the following years, bodies from the other disused Val Genova cemeteries and those emerging as glaciers melted were also gathered at Ragada. Exhumations began in the 1930s to transfer the dead to other places in Trentino.
The cemetery was abandoned in 1942 and over time, the meadows covered every trace of it so its testimony and memory of those times was lost.
In 2014, Adamello Brenta Nature Park and Strembo municipal council commissioned a wooden chapel to be erected in memory of the fallen, similar to the building that had once stood in the old cemetery.

The number of those missing in action and buried in the Adamello ice are difficult to estimate. Suffice it to say that about seven hundred died and were buried on the Austrian front in Val Rendena, mostly Austro-Hungarian soldiers, but also militarized workers, Russian and Serbian prisoners, or Italians who fell into enemy hands or died in captivity. In recent years, as temperatures have risen, the glaciers have given back the bodies of soldiers who have been missing for more than a century. Many are unknown, although each soldier wore an identification tag consisting of a small metal case (brass for the Austro-Hungarians and iron for the Italians) holding a strip of pleated paper with personal data. Under the snow and ice, moisture penetrated the metal case, oxidizing the paper so it is now illegible.

Who knows if one day the body of the young lieutenant Felix Hect von Eleda will be found? Killed in action during the defence of the Cavento summit on 15 June 1917, aged 23.