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Animali in guerra

Laddove le teleferiche non erano presenti o sufficienti a soddisfare l’approvvigionamento delle postazioni, si sopperiva il trasporto con l’impiego degli animali. Cavalli, muli, cani, colombi aiutavano a trasportare armi, equipaggiamenti e medicinali, a comunicare le informazioni da e per il fronte, a ritrovare i feriti, a cacciare i ratti dalle trincee. Oltre a questi, la guerra coinvolse tutta la fauna selvatica che, suo malgrado, viveva lungo le linee del fronte. Animali diversi che in guerra «ci si trovano senza volerlo, povere bestie. E ci rimangono». (Caprin, Gli animali)

ASINI, MULI E CAVALLI
Per il trasporto di carichi pesanti fino a 2 quintali venivano impiegati gli asini: meno resistenti al freddo e alle condizioni estreme, si ammalavano spesso di polmonite e soffrivano di congiuntivite. Per proteggerli, venivano bardati con passamontagna, occhiali e coperte: gli asini delle nevi, erano singolari figure che si muovevano tra le postazioni. Verso la fine della guerra arrivarono anche i muli, più robusti anche se più delicati. Gli sforzi ai quali erano sottoposti ci appaiono ancora più sorprendenti, pensando alle condizioni ambientali estreme, tanto diverse dal loro ambiente d’origine.

 

Foto: Archivio Museo della Guerra Adamellina Spiazzo

CANI
I cani di razze e taglie diverse – dal S.Bernardo ai cani da pastore di varie provenienze – trainavano le slitte a gruppi di tre per trasferire materiali vari sui ghiacciai; nutriti con pane inzuppato nel brodo o nel caffè, erano tenaci e resistenti. Ogni muta di tre cani veniva condotta da un soldato che, nell’esercito italiano, era chiamato “Cagnaro”. Il “Cagnaro” addestrava i cani al traino di slitte e carretti e al lavoro in squadra, occupandosi anche del cibo e della salute del suo “piccolo branco”. Alle Lobbie, nelle postazioni italiane, erano a disposizione circa quaranta cani.

Foto: Archivio Museo della Guerra Adamellina Spiazzo

Per le comunicazioni e lo spionaggio venivano utilizzati pure i piccioni viaggiatori, estremamente dotati di senso dell’orientamento. I messaggi venivano riposti in piccoli contenitori legati alle zampe.

Cilindro in metallo che conteneva messaggio cartaceo portato da un piccone viaggiatore. Fonte: Museo Grande Guerra in Valle del Chiese – Bersone (Comune Valdaone)

 

Bibliografia utile.

Where there were no cableways or where they were insufficient to meet the supply needs of posts, transport was integrated by using animals. Horses, mules, dogs, pigeons helped to carry weapons, equipment and medications, send information to and from the front, seek out the wounded, chase rats out of trenches. Apart from all this, the war involved all the wildlife whose habitat was on the front line, various fauna dragged into the war “unintentionally, poor beasts. And they did not get out alive”. (Caprin, Gli animali alla guerra)

DONKEYS, MULES AND HORSES – Donkeys were used to carrying loads as heavy as 200kg but were less resistant to cold and extreme conditions, so they often developed pneumonia and conjunctivitis. They would be clothed with balaclavas, goggles and blankets to try and protect them. Snow donkeys were unique animals, moving among the positions. Towards the end of the war, mules also arrived, more robust but in some respects more delicate.

The burdens they carried appear even more shocking if we consider the extreme conditions where they were used, so different from their homes.

DOGS – Dogs of different breeds and sizes – from St. Bernards to shepherd dogs of various origins, were harnessed in teams to draw sleds carrying various materials across the glaciers. Fed on bread soaked in broth or coffee, they were strong and resilient. Each pack of three dogs was led by an Italian soldier who also trained the dogs to pull sleds and carts as a team, and ensured his pack was fed and healthy. About forty dogs were available at Le Lobbie’s Italian positions.

Carrier pigeons are endowed with an acute sense of direction so were used for communications and espionage. Messages were rolled up and placed in small containers tied to the pigeon’s legs.