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Progetto Fondazione Museo Storico del Trentino

“Dal 1967 a oggi la storia delle Comunità e del territorio”

Il progetto, nato dalla collaborazione tra Fondazione Museo Storico del Trentino e Parco Naturale Adamello Brenta, intende promuovere una riflessione di carattere culturale su come il paesaggio alpino è stato costruito, governato e rappresentato negli ultimi decenni nelle aree di tutela del Parco Naturale Adamello Brenta in rapporto con le principali trasformazioni del territorio e con la presenza delle comunità di residenti e di visitatori. Questo, nella convinzione che oggi più che mai sia necessario favorire percorsi di alfabetizzazione culturale verso la comprensione dei paesaggi alpini intesi come spazio di vita.

Mediante la pianificazione di una campagna di videointerviste, l’obbiettivo è la raccolta di una serie di testimonianze attraverso le quali realizzare un format televisivo di 6/8 puntate e un documentario di 40 minuti circa. Il format televisivo e il documentario saranno realizzati per il canale televisivo History Lab della Fondazione Museo Storico del Trentino e saranno trasmessi nella programmazione a palinsesto nel corso del 2021.  Ci si propone, inoltre, di realizzare un ciclo di incontri sul territorio per presentare al pubblico i risultati delle progetto (proiezioni di filmati e appuntamenti serali), di volta in volta mediante la collaborazione con i soggetti protagonisti dell’associazionismo locale presenti sul territorio.

Il rapporto tra la costituzione di un’area protetta e la popolazione pone necessariamente questioni di carattere gestionale che insistono su aspetti connessi alle politiche di governo del territorio. Ma non solo. Tale rapporto interessa anche problematiche dal respiro più ampio, che possono essere definite intrinsecamente culturali, poiché riguardano da vicino la narrativa natura/cultura propria di un territorio. In questo senso, la presenza del Parco è portatrice di una visione dell’ambiente intesa come “ecosistema”: uno sguardo volto alla difesa sia degli aspetti naturali, legati alla dimensione della biodiversità, sia degli aspetti culturali, legati alla dimensione della etnodiversità. È stato così fin dalle origini, ben al di fuori del contesto relativo al Trentino e all’Arco alpino, quando nascevano nella cultura nordamericana le prime aree protette. John Muir, scozzese naturalizzato statunitense, padre del conservazionismo, istituiva alla fine dell’800 nella Sierra Nevada alcuni tra i primi parchi naturali della storia, non senza difficoltà nei rapporti con la popolazione locale.

Anche in Tirolo e nelle Alpi il modello di «protezione» dei parchi naturali trentini, creando luoghi «di riserva» in aree geografiche determinate, si misura con una frequentazione umana residenziale delle comunità autoctone e con una frequentazione umana occasionale del turista e di tutti coloro che sono di passaggio. L’interazione tra l’ambiente naturale e la componente umana e sociale degli individui che popolano la montagna o che la frequentano costituisce il denominatore comune a tutte le vicende che hanno interessato il Parco Naturale Adamello Brenta dal 1967 a oggi. Nell’ambito di questo denominatore comune tali vicende vanno interpretate.

Il metodo, la narrazione e le fonti della storia.

Autunno nel Parco

Dalla nascita del Parco fino agli sviluppi più recenti, come è cambiato il paesaggio alpino nei territori delle aree protette e in quelli nelle vicinanze, quale dibattito è maturato attorno alle principali trasformazioni che hanno coinvolto e stanno coinvolgendo la montagna, come è mutato il rapporto tra le comunità presenti dei residenti e Parco Naturale? Muovendo da questi interrogativi, il progetto intende narrare la dialettica «parco/territorio» attraverso l’uso delle fonti orali della storia.

Per questo è importante rivolgersi alle testimonianze orali come criterio di scelta delle fonti della storia in un progetto che voglia raccontare i molteplici significati che ha avuto l’Ente Parco oggi e in passato. La storia del Parco è una storia di territorio che si spiega non soltanto attraverso le proprie tappe costitutive di ordine amministrativo e istituzionale ma anche e soprattutto attraverso il modo in cui il Parco è stato vissuto e percepito dalla popolazione locale e dai turisti.

La scelta delle persone da intervistare avviene di concerto tra i ricercRegole di Spinale e Manez stallone malga Fevriatori della Fondazione e i referenti del Parco con il prezioso contributo  di “mediatori locali” ovvero persone conoscitrici del tessuto sociale e del territorio di ogni ambito (bibliotecari, referenti degli Ecomusei, appassionati…) , individuando quelle voci che sono portatrici di una storia esemplificativa: allevatori, contadini, cacciatori, operatori turistici, turisti, ristoratori, amministratori, alpinisti, semplici cittadini e altre figure coinvolte nella vita di comunità nelle aree incluse nel parco e a ridosso di esse.

La scelta dei «testimoni della storia», inoltre, è basata anche sul rispetto di criteri di «territorialità», in modo che ciascuna delle aree geografiche sulle quali insistono i terreni del Parco sia ben rappresentata: Busa di Tione, Val Rendena ,Val di Sole, Val di Non, Altipiano della Paganella, , Giudicarie Esteriori e Valle del Chiese

I contenuti.

Durante le interviste vengono toccati temi sociali, avvenimenti storici, politiche-amministrative e nodi culturali che definiscono il senso di appartenenza di una comunità al proprio territorio e che riflettono le principali trasformazioni

paesaggistiche che hanno interessato negli ultimi decenni le aree di mezza montagna e le terre alte. Tali argomenti saranno riletti attraverso le tappe istitutive del Parco Naturale Adamello Brenta. Tra questi temi non manca il turismo invernale ed estivo nei suoi aspetti positivi e nelle sue contraddizioni, i rifugi, il consumo del suolo, l’alpinismo e l’escursionismo, l’esplorazione, l’agricoltura di montagna, l’alpeggio e il pascolo, l’emergenzialismo ambientalista, l’aumento del bosco e la «wilderness di ritorno», l’utilizzo della foresta e gli usi civici, lo spopolamento, il fenomeno del neoruralismo e il ritorno verso la montagna, la marginalità della montagna, il ruolo del montanaro come “custode” e non come “giardiniere”, la comprensione del significato di paesaggio alpino come «sintassi», la percezione del paesaggio alpino e il superamento di alcune distorsioni del passato che tendevano a uno sguardo sul paesaggio di tipo contemplativo e non responsabile.

Referenti del progetto:

Alessandro de Bertolini  – Fondazione Museo Storico del Trentino 0461/230482
Chiara Scalfi – Parco Natural Adamello Brenta 0465/806666

Val di Sole

Val di Sole

Interviste ambito Val di Sole.
Altopiano della Paganella

Altopiano della Paganella

Interviste ambito Altopiano della Paganella.
Giudicarie Esteriori

Giudicarie Esteriori

Interviste ambito Giudicarie Esteriori.
Valle del Chiese

Valle del Chiese

Interviste ambito Valle del Chiese.
Busa di Tione

Busa di Tione

Interviste ambito Busa di Tione.
Val Rendena

Val Rendena

Interviste ambito Val Rendena.
Val di Non

Val di Non

Interviste per l'ambito della Val di Non.