L’intersezione del Piano Cets con il nuovo Piano del Parco

L’insieme di processi che avrebbero dovuto essere avviati, ha suggerito al Parco di pensare ad un progetto coordinato ed unico di costruzione delle decisioni attraverso processi partecipati per ambiti e categorie, facendo in modo che gli attori territoriali non fossero disorientati dal dover partecipare ad una serie parallela di percorsi finalizzata a produrre piani e programmi diversi.

Rispetto a 10 anni fa, molto è cambiato sia nella struttura sociale ed economica delle valli del Parco, sia nel modo con cui l’Ente gestisce la conservazione della natura e si affianca alle attività che si sviluppano nell’area protetta.
L’adesione alla CETS nel 2006, grazie alla sua natura di strumento integrato tra processo partecipativo e analisi contestuali, ha permesso di avviare un dialogo costruttivo con il tessuto socio-economico del territorio, portando a sostituire progressivamente il concetto di “tutela passiva” del territorio basata sulla logica del “comando e controllo” ad un concetto di “tutela attiva” che vede il Parco quale laboratorio di buone pratiche secondo un approccio di responsabilità condivisa tra i diversi attori, imprese, settori pubblici al fine di delineare delle misure di gestione e valorizzazione condivise, sottende una politica di turismo sostenibile.

In questo nuovo contesto sociale, a cui si aggiunge un quadro normativo provinciale che stabilisce nel dettaglio i contenuti del Piano del Parco e ne consente l’approvazione anche per stralci, il Parco ha deciso di affrontare il lavoro di revisione del suo Piano adottando la formula “Piano per stralci”, individuando tre livelli di programmazione. E’ in quest’ambito che trova collocazione anche il nuovo Piano d’Azione della Carta Europea del turismo sostenibile che, per la sua natura operativa e flessibile, è stato ricompreso nel terzo livello di programmazione, ovvero i “Piani d’Azione”.
Si tratta di piani di natura esecutiva e attuativa, per lo più conseguenti a processi di partecipazione, utili a declinare dettagliatamente le azioni, i tempi e le risorse necessarie per lo sviluppo degli indirizzi operativi definiti nei piani di secondo livello, da definire a livello di aree geografiche o di aree tematiche. I piani di terzo livello sono, di fatto, gli strumenti d’attuazione del Piano di Parco.

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