Il cibo non ha solo un prezzo, ma anche un costo ambientale dovuto all’energia consumata per il processo di produzione. Ogni alimento che arriva sulla nostra tavola viene infatti coltivato, o allevato, quindi lavorato, conservato, trasportato ed infine nuovamente trasformato attraverso la cottura. Un processo lungo e articolato, dunque, che richiede consumo di energia e, di conseguenza, emissione in atmosfera di gas serra, causa dell’eccessivo riscaldamento della Terra e del fenomeno dei cambiamenti climatici.

Per sensibilizzare alla presa di coscienza dell’impatto climatico provocato dall’alimentazione il Parco Naturale Adamello Brenta ha ideato, in collaborazione con l’Ecoistituto di Bolzano e con i primi cinque ristoranti (Fiore Blu a Cavedago, Dologno a Stenico, Dolomiti di Brenta a Dimaro, La Botte a Giustino, Portobello a Tuenno) che hanno aderito al progetto, il menù salvaclima, uno speciale menù che svela, per ogni piatto, l’impatto climatico misurato in chilogrammi di emissioni di anidride carbonica.

L’impatto è stato valutato dall’Ecoistituto che, per ciascuna pietanza, ha preso in esame i singoli ingredienti e i relativi dosaggi, il processo di produzione dell’alimento, la distanza tra il fornitore e il ristorante e la frequenza di consegna. I chilometri necessari al trasporto sono, infatti, uno dei fattori che incide maggiormente sui costi ambientali della produzione di cibo, mentre i prodotti locali, che percorrono meno chilometri per arrivare sulla tavola del consumatore, inquinano meno.

La carne, ad esempio, a causa di processi di produzione più elaborati, genera molti più gas climalteranti rispetto agli altri alimenti. Per produrre 1 kg di carne di maiale vengono emessi, in media, 3,3 kg di Co2, mentre per 1 kg di verdura fresca le emissioni di gas serra sono di 0,15 kg. La produzione di 1 kg di manzo provoca l’emissione di 13,30 kg di Co2, di 1 kg di formaggio 8,52 kg di Co2 e di 1 kg di frutta 0,45 kg di Co2.

L’invito rivolto ai clienti dei singoli ristoranti è quello di scegliere un “piatto amico del clima” indicato, in ciascuno dei menù dei ristoranti aderenti al progetto,  con un bollino verde che significa produzione di gas serra minore di 1 chilogrammo. Più impattanti sono, invece, le pietanze indicate con il bollino arancione che indica un consumo minore di 1,6 chilogrammi e con il bollino rosso che si riferisce ai piatti che per essere realizzati hanno immesso in atmosfera oltre 1,6 chilogrammi di Co2.

Per quanto riguarda le bevande, il minore impatto climatico è assegnato all’acqua del rubinetto. Esempi di riferimenti: 1 chilogrammo di gas serra si emette quando si viaggia in auto per circa 7,5 chilometri, si usa una lampadina normale per 25 ore e una a basso consumo per circa 100 ore.

I ristoranti che aderiscono all’iniziativa:

  • Fiore Blu, Cavedago
  • Dologno, Stenico
  • Dolomiti di Brenta, Dimaro
  • La Botte, Giustino
  • Portobello, Tuenno
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