Sono passati più di sette mesi da quando, lo scorso mese di dicembre, su incarico della Giunta del Parco naturale Adamello Brenta, ho assunto l’incarico a tempo parziale di Direttore sostituto dell’Ente Parco fino all’espletamento delle procedure necessarie per la nomina del nuovo Direttore.
Quest’ultima è avvenuta a metà giungo, quando il Comitato di gestione mi ha affidato il compito di dirigere il Parco per la durata di cinque anni, fino al 2016, e concretamente il 22 agosto quando ho assunto l’incarico a tempo pieno.
Professionalmente provengo dal mondo forestale trentino, nell’ambito del quale ho maturato il percorso lavorativo che mi ha condotto a Strembo.

Dal 1989, prima al Servizio Parchi e successivamente all’Ufficio Distrettuale delle Foreste di Tione della Provincia Autonoma di Trento, ho contribuito, per le competenze riconosciute al ruolo ricoperto, alla gestione di quell’immenso patrimonio ambientale costituito dalle nostre foreste e dai nostri ambienti montani.
Dal mondo forestale molto ho imparato: a livello istituzionale il rispetto per le nostre organizzazioni democratiche e per tutte le loro espressioni territoriali; a livello professionale, dal collega più anziano i fondamenti “naturalistici” della selvicoltura trentina, dal collega più giovane le potenzialità e l’utilità del web, dall’esperto operaio la nascosta tessitura del  “muro a secco; a livello umano l’importanza assoluta di sentirsi parte di un gruppo e di un progetto.
L’esperienza di lavoro ha sicuramente completato e dato un senso vivo alla preparazione derivata dagli studi universitari. E per il prossimo futuro lavorerò e mi impegnerò per il “Progetto Parco”.
Le responsabilità tecniche e amministrative legate al ruolo di Direttore del Parco, che necessariamente coinvolgono aspetti e settori per me nuovi, non potranno che essere portate avanti, così è fatto l’uomo, nel solco di una continuità di atteggiamenti.
L’istituzione Parco è una realtà complessa che declina tutta una serie di competenze – amministrative, urbanistiche, legate all’educazione ambientale, promozionali del territorio e dello sviluppo sociale, legate alla qualità – che si concretizzano in una molteplicità di attività che devono avere un comune denominatore: il rispetto dell’ambiente e la promozione a 360° delle tematiche ambientali.

Se è vero che dal 1988, anno d’istituzione dell’Ente, fino ad oggi, molto è stato fatto e che, in particolare negli ultimi anni, grazie anche al lavoro ed alla spinta di chi mi ha preceduto, il Parco si è dotato di un macchina amministrativa efficiente, con taluni settori di intervento riconosciuti di eccellenza nel panorama delle aree protette italiane, è altrettanto vero che molto resta da fare soprattutto nel campo del riconoscimento “in patria”, del ruolo dell’Ente da parte degli altri attori del territorio e dell’importanza, se non dell’orgoglio, di essere Parco.
E’ un processo necessariamente lungo che conosce momenti di avanzamento e momenti di stasi (se non riflusso) ma verso cui si deve tendere. L’obiettivo finale, rispetto al quale, il Parco potrebbe essere considerato un semplice strumento amministrativo, coincide con la diffusione e la condivisione piena dell’etica della sostenibilità e dell’uso consapevole delle risorse naturali.
Dal riconoscimento europeo del valore naturalistico del nostro territorio, inserito nella grande Rete Natura 2000 scaturisce, quasi inaspettatamente, la conferma che la vera Conservazione non può essere affidata solo a norme, piani e delibere, ma si concretizza veramente nel momento in cui viene garantita la perpetuazione delle attività tradizionali legate al territorio e la crescita di quelle iniziative, vedi il turismo sostenibile, che affiancano alla fruizione del territorio la crescita della consapevolezza ambientale e culturale del fruitore medesimo.
Proseguendo in questa direzione, le potenzialità dell’Ente troveranno piena attuazione: il Parco sarà allora vera opportunità che, grazie ai finanziamenti specifici dell’Ente Provinciale e alle capacità di autofinanziamento, offrirà risposte anche alle attese sociali ed economiche degli attori del territorio; sarà vero laboratorio dove sperimentare nuove iniziative che potrebbero essere replicate nel restante territorio. 

Nel medio periodo, il programmato completamento della revisione del Piano del Parco costituirà importante banco di prova e di concretizzazione di quanto sopra illustrato.
Nei primi sei mesi dell’anno, i numerosi incontri avuti con le altre realtà amministrative hanno permesso di verificare come nella generalità dei casi i principi legati alla consapevolezza ambientale siano ormai un bagaglio culturale che va ben oltre l’esistenza del Parco. La stessa diffusa percezione del grande valore dei nostri paesaggi consentirà di legare i paesaggi stessi e le attività legate al loro mantenimento o miglioramento ai meno immediati concetti legati alla biodiversità.
Dovremmo così riuscire a costruire un nuovo Piano nel quale puntuali e ben definite e giustificate, per motivi faunistici o floristici, “zone di protezione”  si troveranno inserite in un quadro territoriale più generalmente caratterizzato da vaste “aree di conservazione” che non escludano ma anzi richiedano il perpetuarsi della attività dell’uomo.

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