Congratulazioni a Mauro Buganza e Marco Armanini che il 21-03-2011 si sono laureati in “Scienze Forestali e Ambientali” all’Università degli Studi di Padova con due tesi realizzate in collaborazione con l’Ufficio Faunistico del Parco. I due lavori presentati alla commissione di laurea possono essere considerati come parte conclusiva di un primo ciclo di ricerche realizzato dal Parco con la collaborazione della Provincia Autonoma di Trento, dedicato al gallo cedrone.

Le indagini hanno previsto, nella loro parte iniziale, una fase di campo comune tesa verificare la distribuzione delle arene di canto di cedrone, attraverso un rilevamento diretto al canto, a raccogliere una serie di dati in grado di caratterizzare dal punto di vista ecologico e topografico tali ambienti.

Più nello specifico, partendo dai dati rilevati in campo, il lavoro di Mauro ha avuto lo scopo di confrontare sotto il profilo della struttura arborea (copertura, diametri, area basimetrica etc.) e della composizione erbacea ed arbustiva, aree attualmente utilizzate dal gallo, con altre frequentate solo in passato. Inoltre si è cercato di accertare se, come ipotizzato da molti, a causa del riscaldamento globale le aree distributive di cedrone si stiano alzando di quota in risposta alla necessità di condizioni climatiche più favorevoli.
Alla luce dei risultati ottenuti è stato possibile caratterizzare gli ambienti frequentati dal gallo cedrone durante la stagione riproduttiva: essi appaiono disposti su versanti esposti a sud-est con pendenze che variano tra 15° e 35°, ad una quota compresa tra 1500 e 1900 m s.l.m.. Il soprassuolo arboreo assume le caratteristiche tipiche di popolamenti maturi e stramaturi, principalmente costituiti da abete rosso, larice, abete bianco e faggio, con una copertura delle chiome compresa tra il 40 ed il 65%. È stato evidenziato anche come, avvicinandosi al punto centrale dell’arena di canto, la densità di alberi diminuisca a fronte di un aumento dei diametri medi. In rappresentanza dello strato erbaceo è stata rilevata un’importante componente di graminacee seguita in ordine decrescente da mirtillo nero, acetosella, felci e dal lampone. Strutture forestali come quelle descritte sono riconducibili a popolamenti gestiti del piano montano ed altimontano e non gestiti del piano altimontano-subalpino. A quote inferiori, in seguito a rilevamenti condotti in prossimità di arene non più frequentate, il sottobosco e lo strato arboreo stanno assumendo una strutturazione sempre più complessa in risposta sia a cambiamenti climatici sia alla cessazione del pascolo in bosco o alla pulizia e raccolta dello strame, interventi che per certi aspetti riproducevano a quote inferiori fisionomie tipiche di formazioni altimontane.

La tesi di Marco ha avuto lo scopo di predire, in base ai dati ambientali rilevati durante il lavoro di campo, la distribuzione potenziale del gallo cedrone all’interno di un’area che, oltre a comprendere l’intero territorio a Parco, abbraccia una superficie leggermente più ampia. La possibilità di conoscere la distribuzione e l’estensione delle aree idonee alla presenza di una specie animale è uno degli aspetti più importanti nell’ambito dei programmi di conservazione faunistica ed è la base sulla quale costruire un sistema gestionale della risorsa “fauna” che porti a massimizzare le positività legate alla presenza di una popolazione animale. La parte innovativa del lavoro è stata quella di costruire un modello di valutazione ambientale (MVA) a partire dalla distribuzione del cedrone durante il periodo riproduttivo. I dati rilevati in prossimità delle sole arene attive sono stati quindi confrontati con quelli disponibili per l’intera area di studio, contenuti nei piani economici forestali. Ad ogni particella forestale è stato associato un valore indicativo dell’idoneità dell’ambiente al gallo cedrone, permettendo di arrivare ad una rappresentazione cartografica della distribuzione potenziale della specie. Per verificare la bontà del risultato ottenuto, il MVA è stato confrontato con una carta della distribuzione reale del tetraonide e con un MVA analogo realizzato nel 2008 dal Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento, basato su dati relativi alla distribuzione reale annuale. Il confronto conferma l’attendibilità del MVA realizzato da Marco. A conferma dei risultati di Mauro e di altri autori, le aree distributive negli ultimi anni sembrano essere in graduale innalzamento. Tale fenomeno, tanto evidente nel confronto tra il MVA del 2008 con quello del 2010, può essere compreso e giustificato considerando anche l’ipotesi più che plausibile che la specie possa frequentare, durante l’inverno, aree poste a quote leggermente inferiori rispetto a quelle frequentate durante il periodo riproduttivo.  È evidente quindi come la distribuzione delle aree riproduttive sia in grado di influenzare la distribuzione annuale della specie, confermando la necessità di tutelare tali siti.

Da entrambi i lavori emerge che, nel breve periodo, i processi in atto porteranno a peggiorare la disponibilità di habitat per il cedrone alle quote più basse. Si conferma l’importanza di attuare, soprattutto in prossimità dei siti di riproduzione, interventi mirati alla conservazione e al ripristino dei parametri in grado di caratterizzare gli ambienti maggiormente idonei alla specie, ricorrendo anche a pratiche e misure di selvicoltura naturalistica, peraltro già ampiamente utilizzata e diffusa nel Parco e in Trentino.
Alla luce di quanto realizzato, i risultati ottenuti in conclusione del primo ciclo di ricerca del “Progetto galliformi” appaiono più che soddisfacenti e forniscono un prezioso contributo alla conservazione della specie su ampia scala grazie all’impegno del Parco Naturale Adamello Brenta e della Provincia Autonoma di Trento.

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