di Joseph Masè

Presidente del Parco Naturale Adamello Brenta

Il Parco, nato per la tutela e la conservazione del patrimonio naturale, deve diffondere il più possibile la consapevolezza che il nostro pianeta è in pericolo. A causa dei nostri comportamenti la Terra sta soffrendo e ciascuno di noi può e deve fare la sua parte. I cambiamenti climatici in atto sono dovuti ad una cattiva gestione delle risorse naturali da parte dell’uomo.

L’uomo, infatti, esercita un’influenza crescente sul clima e sulla temperatura terrestre con attività come l’utilizzo sconsiderato di combustibili fossili, la deforestazione, gli allevamenti intensivi di bestiame, l’impiego di fertilizzanti azotati. Queste attività aggiungono enormi quantità di gas serra a quelle naturalmente presenti nell’atmosfera, alimentando l’effetto serra e determinando il riscaldamento globale della terra. Il Rapporto speciale sul clima, pubblicato ad ottobre dal più importante organismo scientifico dedicato alla ricerca sui cambiamenti climatici, l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change – Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), ha lanciato un allarme ben preciso: agli attuali ritmi, entro il 2030, l’aumento della temperatura media globale sarà superiore agli 1,5 °C, ritenuti la soglia massima di sicurezza per evitare effetti catastrofici sul pianeta. Quindi non c’è più tempo da perdere!

Alcuni degli effetti sono evidenti e sotto gli occhi di tutti: con l’innalzamento delle temperature la stagione vegetativa nelle aree montane è sempre più anticipata, i ghiacciai si stanno rapidamente sciogliendo, alcuni stanno addirittura scomparendo; la temperatura delle acque dei torrenti, dei fiumi e dei laghi si sta alzando, con inevitabili ripercussioni sulla fauna ittica, ed alcune specie di animali e di piante, per fuggire al riscaldamento del pianeta, stanno spostando i loro areali di distribuzione verso maggiori altitudini. Gli stessi eventi meteorologici, che hanno procurato danni incalcolabili anche in Trentino a fine ottobre, sono da considerarsi fenomeni di portata straordinaria nelle nostre fasce climatiche.

Altri effetti sono più subdoli e probabilmente ancora in gran parte da scoprire e quantificare. E così anche le conseguenze di questi fenomeni che potrebbero essere alla base di numerosi disastri ambientali che hanno caratterizzato gli ultimi anni e che non hanno risparmiato nemmeno il territorio del nostro Parco.

Di fronte all’evidenza che ci siano grandi trasformazioni in atto, il timore è che ci siano effetti in atto che ancora non abbiamo messo a fuoco e nei confronti dei quali non abbiamo ancora nemmeno ipotizzato contromisure efficaci. Anche per questo è essenziale provare a contrastare il fenomeno del surriscaldamento del Pianeta, prima ancora di rimanere sconcertati dai suoi possibili effetti.

Il ruolo del Parco può essere quello di dare un contributo di conoscenza per comprendere meglio la portata del fenomeno e per questo tra le priorità inserite nell’agenda del Parco c’è l’idea di favorire l’attività di ricerca finalizzata alla profonda conoscenza del nostro territorio e che possa essere poi diffusa, attraverso l’educazione ambientale e la didattica, a residenti ed Ospiti dell’area protetta.

Gli studi che il Parco porta avanti sono molteplici e vanno dal monitoraggio della fauna selvatica, delle specie vegetative e degli ecosistemi, fino all’impatto dei cambiamenti climatici sull’ambiente.

Proprio in tema di climate change, il settore di Ricerca Scientifica e Educazione Ambientale ha recentemente avviato un progetto di ricerca chiamato “Biomiti”, che si propone di analizzare le diverse componenti dell’ecosistema alto alpino delle Dolomiti, per poi cercare di comprendere gli effetti portati sull’ecosistema dalla presenza dell’uomo e dai cambiamenti climatici.

Oltre all’attività di ricerca anche altri progetti sono mirati a diffondere una coscienza ambientale e a promuovere buone pratiche ispirate alla sostenibilità.

Si pensi, ad esempio, al marchio della Qualità Parco, ossia strutture ricettive, ma anche scuole, che ottengono una certificazione perché seguono le “buone pratiche” individuate da un disciplinare e che ha l’obiettivo di portare le strutture ad essere il più possibile vicine ad un impatto ambientale zero. Vorremo avere sul territorio il maggiore numero possibile di imprese che non alterano il bilancio naturale di anidride carbonica, metano o altri gas inquinanti del sistema-ambiente.

Anche la mobilità sostenibile nelle valli, che di anno in anno registra maggiore successo ed apprezzamento, è tra i progetti finalizzati a contenere le emissioni di anidride carbonica, e quindi a ridurre l’effetto serra, ma anche a suggerire una buona pratica, il minore utilizzo delle proprie auto a favore di mezzi pubblici.

Proporre buone pratiche è estremamente utile perché ciascuno di noi può e deve fare la sua parte per tutelare l’ambiente. Semplici gesti quotidiani, apparentemente banali, unite le forze e moltiplicati per migliaia di persone, assumono grande importanza. Si pensi, per fare alcuni esempi concreti, al maggiore impiego di fonti rinnovabili, all’utilizzo di veicolo elettrici o ibridi, alla riduzione dello spreco di acqua e all’attento consumo di energia elettrica.

Tutti insieme dovremmo partire dal presupposto che la Natura non è una risorsa illimitata e che quindi va preservata con determinazione ed attentamente tutelata nell’interesse collettivo. Ciascuno di noi dovrebbe compiere lo sforzo di uscire dalla propria concezione di ambiente e provare a fare l’esercizio di comprendere le esigenze altrui, quelle delle altre categorie sociali perché la vera sfida è quella di lavorare tutti insieme nel rispetto delle reciproche aspettative, ricordandoci che l’Ambiente è il nostro vero patrimonio, non solo per considerazioni economiche legate al turismo di cui in gran parte vive il territorio, ma anche e soprattutto per considerazioni legate al nostro benessere quotidiano ed alla responsabilità che abbiamo verso le future generazioni di consegnare loro un mondo migliore.

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