Da poche settimane ha preso il via un nuovo progetto di ricerca con cui il Parco Adamello Brenta si propone nei prossimi anni di ottenere dati utili per conoscere e salvaguardare gli ambienti naturali delle Dolomiti di Brenta. Attraverso studi, monitoraggi di campo e analisi in laboratorio, la ricerca prende in esame i rapporti ecosistemici tra animali, vegetali e le caratteristiche del substrato roccioso sul quale vivono, con l’obiettivo di indagare il delicato tema dei cambiamenti climatici e dei loro effetti sulla biodiversità.

Il progetto prende il nome di “BioMiti”, dall’unione del suffisso “bio-“ (“che vive”) con la parola “Dolomiti”, ed è descritto da Andrea Mustoni, responsabile del Settore Ricerca Scientifica ed Educazione Ambientale del Parco: “BioMiti è un importante progetto pluriennale che, in estrema sintesi, si propone di conoscere meglio la natura che caratterizza le Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità Unesco, montagne che ancora oggi nascondono segreti meravigliosi che vanno tutelati per la bellezza dalla nostra vita e per le generazioni future.

L’indagine sarà condotta sulla base di rilevamenti faunistici, floristici, climatici e geologici eseguiti dal gruppo di ricerca scientifica ed educazione ambientale del Parco con l’aiuto di alcuni tesisti.

Il progetto si sviluppa anche grazie alla fondamentale collaborazione con i ricercatori dell’Università di Sassari, particolarmente esperti nello studio degli ecosistemi alpini e la sezione di zoologia degli invertebrati e idrobiologia del MUSE, punto di riferimento trentino in tema di ricerca scientifica. Nel tempo, verranno avviate ulteriori collaborazioni specialistiche che renderanno l’iniziativa unica nel suo genere.

Gli ambienti montuosi sono particolarmente vulnerabili al rapido riscaldamento globale e ci si aspetta che nei prossimi decenni sull’Arco Alpino gli impatti sugli ecosistemi saranno ancor più drammatici.”.

In questa prima fase sperimentale, la ricerca prevede che vengano effettuati diversi tipi di monitoraggio ad altitudini diverse, dai radi lariceti dell’alta Vallesinella a 1.900 m s.l.m. fino alla nuda roccia di Cima Grostè a 2.900 m s.l.m.

In questa zona, da fine maggio fino alla scorsa settimana, sono state allestite sei “stazioni di campionamento”, una ogni 200 m di dislivello, dove, con metodologie scientifiche consolidate, si stanno ora raccogliendo dati sulla fauna e sulla flora, nel tentativo di avere una rappresentazione completa delle forme di vita presenti che permetta di studiarne le interazioni.

L’assetto geologico delle Dolomiti di Brenta potrà, inoltre, essere un’importante chiave di lettura dei dati rilevati considerando che sia gli animali sia i vegetali presenti hanno delle imprescindibili relazioni con il terreno su cui vivono.

Per favorire un approccio di tipo climatologico, il quadro sarà completato dal rilevamento in loco di dati quali la temperatura e l’umidità, grazie all’utilizzo di sensori remoti.

Per le caratteristiche intrinseche della ricerca – aggiunge Mustoni – e i fini che ci proponiamo con i nostri partner, BioMiti dovrà restare un cantiere aperto per anni. Una sorta di monitoraggio permanente, capace di fornire dati per conservare l’ambiente e gestirlo nel miglior modo possibile. Una responsabilità da Parco!”.

I risultati della ricerca saranno gradualmente implementati su una pagina del sito dedicata al progetto (qui il link).

Al progetto BioMiti si sono ispirate anche alcune delle attività proposte ai turisti nel corso dell’estate 2018 e realizzate in collaborazione con le Aziende di Promozione Turistica nelle principali vallate del Parco. L’idea è quella di coinvolgere le persone che frequentano le nostre montagne nella raccolta dei dati e raccontare loro le caratteristiche del territorio per favorire così la comprensione dell’importanza della sua tutela.

CG/

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