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IL Comitato di Gestione con delibera n. 6 del 17 maggio 2013, ha adottato in 1° adozione il “Piano Territoriale”, stralcio del NUOVO PIANO DEL PARCO.
Negli ultimi 4 anni il Parco Naturale Adamello Brenta ha dato vita ad un complesso percorso volto a proporre  un nuovo strumento di pianificazione e di gestione programmata dell’area protetta, che andasse ad integrare e sostituire il precedente Piano del Parco il cui impianto risaliva alla fine degli anni ’90. 
 Con il nuovo Piano del Parco, di cui si porta in approvazione al Comitato di Gestione il Piano Territoriale nella riunione del prossimo venerdì 17,  il decisivo stralcio del Piano territoriale, l’Ente adegua il proprio strumento di pianificazione ai notevoli cambiamenti intervenuti nella  struttura naturalistica, ambientale e sociale del proprio territorio. In particolare molto è mutato  sia nella struttura sociale ed economica delle valli del Parco, sia nel modo con cui l’Ente gestisce la conservazione della natura e si affianca alle attività che si sviluppano nell’area protetta. Si è assistito ad un graduale maturazione e cambiamento dell’atteggiamento e della percezione del Parco da parte della popolazione: l’iniziale e prolungata fase di diffidenza verso la nuova istituzione ha lasciato il passo ad un  più consapevole rapporto di collaborazione. Questo rapporto deriva da una più diffusa coscienza del valore posseduto dal  paesaggio, ricco di sistemi naturali integri e saldi e di alto gradimento, utilizzabili con avveduta lungimiranza soprattutto nel mercato del turismo. 

L’impianto del nuovo strumento ha visto l’apporto scientifico e metodologico dell’Università di Padova. Per il resto l’attività di studio e di elaborazione è stata sostanzialmente portata avanti con le risorse interne dell’Ente. Il documento di piano è maturato  attraverso un sostanziale e esteso confronto con le realtà amministrative ed associative delle  valli: la relazione tecnica al Piano documenta ben 71 incontri con una presenza totale di persone sicuramente superiore alle 1000 unità. E’ fuori di dubbio che tale mole di incontri ha permesso da una parte di acquisire elementi concreti per contestualizzare talune scelte del parco, dall’altra parte di dare diffusione e pubblicità alla filosofia ed ai contenuti delle Direttive denominate Natura 2000, emanati dal Consiglio dell’Unione Europea, il recepimento delle quali, oltre che un obbligo di legge, rappresenta la più importante novità del Piano.

Nello stesso tempo il nuovo strumento pianificatorio non entra volutamente e quindi nulla innova rispetto a questioni strettamente urbanistiche, in primis la definizione del perimetro delle aree sciabili, materia che l’attuale quadro giuridico assegna al Piano Territoriale della Comunità di Valle.Se da una parte si può affermare che, negli ultimi 15 anni, poco rilevanti sono stati i cambiamenti negli assetti eco sistemici e paesaggistici dell’area protetta, salvo interventi puntuali legati alle pista da sci, dall’altra il Parco può con il nuovo Piano proporre e concretizzare una nuova zonizzazione che, a partire dalla mappa della biodiversità , frutto di anni di studi e monitoraggi, evidenzia le aree speciali del Parco.Ne deriva un nuovo Piano territoriale  che confermando  l’approccio  non vincolistico alla tutela, già sperimentato positivamente dal Parco riconosce  nell’abbandono della montagna un elemento di rischio altrettanto grave quanto l’eccessiva pressione antropica. Viene così presentata ed assunta come strategica la cosiddetta tutela attiva,  riconosciuta come metodo d’approccio necessario per la stessa conservazione. La tutela passiva, riguarda invece comparti ben definiti ed individuati, risultando in linea di massima garantita dall’attuale quadro delle norme dell’area protetta, potrà auspicabilmente essere affinata, con ulteriori specifici elementi anche riferiti a stretti ambiti territoriali, solo se gli stessi saranno condivisi dalle amministrazioni locali tramite idonei Piani d’azione opportunamente previsti dalle nuove norme.
 Il piano territoriale delinea quindi una strategia generale che, frutto di una visione pragmatica che presta tutta la dovuta attenzione all’”uomo”, promuove e  riconosce nella biodiversità  e nella tutela della natura elementi utili al miglioramento della qualità della vita del cosiddetto consorzio umano. 
La nuova zonizzazione individua quindi Ambiti di particolare interesse ( API) veri e propri laboratori territoriali di Tutela attiva in cui  in cui la conservazione è affidata alla ripresa o al sostegno delle pratiche tradizionali storicamente insediate sul territorio montano che  hanno generato nei secoli processi  produttivi sostenibili. Nelle API si studieranno tutte le forme compatibili per sostenere l’attività turistica essenzialmente legata alle opportunità naturalistiche e socio culturali del territorio. Va in questa direzione il dichiarato impegno nel sostegno delle attività legate alla zootecnica di montagna e al sistema degli alpeggi, con forme innovative che in parte dovranno essere inventate, e tutte concertate con i portatori di interesse. 
Il Piano territoriale ridisegna anche le Riserve Speciali corrispondenti ad ambiti territoriali dove accanto alle finalità proprie delle API si affineranno, in accordo con le realtà amministrative locali, strumenti di puntuale Tutela passiva. 
Elenco degli Ambiti di particolare interesse ( API) e delle Riserve Speciali (RS) previste nel nuovo Piano territoriale

RS1 Val di Tovel

RS2 Versante Anaune

RS3 Val delle Seghe

RS4 Valagola – Val Brenta

RS5 Torbiere di Campiglio

RS6 Ritort

API1 Alpeggi Brenta settentrionale

API2 Brenta meridionale

API3 Val Algone – Val Manez

API4 Vallesinella – Spinale

API5 Meledrio

API6 Val Nambrone

API7 Val Genova

API8 Germenega – San Giuliano

API9 Adamello Meridionale

API10 Val Di Fumo

Il Piano territoriale individua inoltre una serie di settori/materie  che   saranno approfonditi tramite ulteriori studi (piani di terzo livelli) di natura sostanzialmente operativa/attuativa, anch’essi derivanti in primis da  processi di partecipazione, utili a declinare le azioni, i tempi e le risorse necessarie per lo sviluppo degli indirizzi operativi definiti nel Piano territoriale, da definire a livello di aree geografiche o di aree tematiche.
 Strategia quinquennale della Carta Europea del Turismo Sostenibile (Cets)
Piano per la valorizzazione ambientale, paesaggistica e socio-economica del sistema delle malghe del Parco
Piano per il monitoraggio e  la tutela delle acque del Parco
Piano d’azione quadriennale dell’Adamello Brenta Geopark
Piano del paesaggio
Piano generale di mobilità sostenibile integrata interambito
Piano di intervento di ripristino ambientale e messa in sicurezza dei laghi alpini e delle strutture connesse nell’area Adamello – Presanella
Piano dei monitoraggi
Piano di gestione del patrimonio edilizio (in adeguamento all’Art. 61 della LP 1/08)
Elementi di innovazione particolare saranno propri del  Piano di tutela delle acque finalizzato alla conservazione qualitativa e quantitativa di un bene che si fa sempre più scarso e minacciato su scala planetaria ed anche locale. Per l’area protetta significativo rilievo rivestono anche i sistemi spondali di enorme significato conservazionistico, che costituiranno di fatto il contributo che il Parco mette a disposizione dei futuri progetti di parco Fluviale, coinvolgenti anche e soprattutto territori esterni all’area protetta.