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I parchi naturali trentini hanno da poco celebrato 100 anni di storia. Era, infatti, il 1919 quando Giovanni Pedrotti, uomo di spicco della società e dell’imprenditoria trentina di inizio secolo, lanciò la proposta di istituire due parchi nazionali in Trentino, uno nell’area dell’Adamello e uno nell’area delle Pale di San Martino. Le preoccupazioni che lo assillavano non nascevano da una visione romantica della natura ma erano già allora suscitate da problematiche strettamente ambientali: sfruttamento idroelettrico, avvento di un turismo di massa, rischi per le specie viventi.

Da quella prima intuizione, il percorso per giungere all’istituzione dei due parchi attuali è stato lungo, complesso e difficile. Il Parco Naturale Adamello Brenta e il Parco Paneveggio Pale di San Martino nacquero ufficialmente solo trent’anni fa con la Legge provinciale n. 18 del 1988, promossa dall’allora assessore all’ambiente Walter Micheli, all’indomani della tragedia di Stava.

Pur in un clima di diffidenza generale, la legge sulle aree protette rappresentò un provvedimento di concertazione che raggiunse l’equilibrio più avanzato in quel momento possibile tra tutti gli attori: la Provincia, gli enti proprietari, i portatori di interesse e il mondo ambientalista, che non ha mai ceduto sulla necessità inderogabile dell’istituzione dei parchi. Una delle intuizioni più importanti per l’accettazione sociale di cui i parchi avevano estremo bisogno all’epoca fu l’applicazione del principio di sussidiarietà. Per avvicinare i parchi alla realtà dei luoghi, la legge prevedeva che l’amministrazione dei parchi fosse in mano ai territori stessi che erano ampiamente rappresentati all’interno dei Comitati di gestione.

I parchi naturali sono quindi diventati a loro volta attori locali, custodi del patrimonio naturale, promotori di una coscienza ambientale, luoghi di sperimentazioni, partner dell’imprenditoria responsabile e motori di sviluppo sostenibile. In definitiva una risorsa per il territorio.

Da allora, la sensibilità ambientale delle comunità locali è sicuramente cresciuta e ha inglobato la consapevolezza del valore, anche in termini economici, dell’integrità ambientale.

Tuttavia, le pressioni sul territorio continuano e sono quotidianamente oggetto di segnalazioni riportate regolarmente anche dagli organi di informazione. Ciò che più lascia sconcertati è che frequentemente questi episodi sono riconducibili a scelte delle stesse amministrazioni locali, quelle che ci si aspetta siano garanti dei progressi e delle conquiste ambientali raggiunte dalla società e dalla politica. Ed è così che un Parco, a seconda della convenienza, è considerato una presenza assolutamente ineluttabile oppure un fastidio da rimuovere.

In questo contesto attuale, che sembra replicare quindi le problematiche già presenti nel dibattito pubblico 100 anni orsono, diviene assolutamente indispensabile garantire ai Parchi strumenti di governance efficienti, che consentano di operare efficacemente, di essere incisivi nelle proprie scelte e di intervenire con autorevolezza ai tavoli di confronto.

Ed è proprio in tale ottica che si è inserita la recente revisione normativa della composizione degli organi degli enti di gestione dei due parchi naturali provinciali. Il nuovo assetto del comitato di gestione e della giunta esecutiva, che verrà definito nel dettaglio con una prossima modifica regolamentare, da un lato risponde ad una logica di necessaria semplificazione e razionalizzazione e dall’altro rafforza e rende maggiormente incisivo il principio di sussidiarietà fortemente voluto con l’approvazione della legge istitutiva dei parchi provinciali.

E’ evidente a tutti che, per quanto riguarda il Parco Adamello Brenta, un comitato di gestione di quasi settanta componenti e una giunta esecutiva di tredici persone appesantiscono notevolmente le procedure, i provvedimenti e le stesse riunioni e non rispondono, dunque, a logiche di efficienza. Ma non solo, non possono nemmeno considerarsi “rappresentative”, perché di fatto impediscono il pieno esercizio dello stesso principio di sussidiarietà, mortificando il ruolo di tutti coloro che, è bene sottolinearlo, si impegnano al loro interno con “spirito di volontariato”.

La riforma, pur riducendo significativamente i componenti, continua a prevedere una prevalente rappresentanza di tutti gli enti proprietari (Comuni, Asuc, Regole, Magnifica Comunità) nel Comitato di gestione, affiancati dai vari portatori di interesse, già voluti a suo tempo dal legislatore, e permette, dunque, di avere un organo realmente rappresentativo ed al contempo efficiente. Quanto alle Giunte esecutive, anch’esse numericamente ridimensionate e depurate da inopportuni “membri di diritto”, nemmeno voluti dai padri fondatori dei Parchi con la legge istitutiva del 1988 e discutibilmente inseriti nel 2011 e nel 2017, saranno in grado di riunirsi con maggiore agio pur mantenendo, secondo equilibri politici che andranno condivisi, il principio della territorialità.

Una riforma, in definitiva, non solo necessaria per garantire il corretto e puntuale funzionamento dei parchi, ma certamente positiva in quanto li mette nelle condizioni di potere operare efficacemente e, quindi, più adatti ad affrontare le future sfide che certo non mancheranno a coloro che dall’anno 2020 avranno la responsabilità di amministrare le aree protette del Trentino.

Avv. Joseph Masè
Presidente del Parco Naturale Adamello Brenta Geopark
Presidente del Coordinamento delle aree protette del Trentino

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