La posizione del Parco sulla riduzione dei rilasci d'acqua (DMV) dalle opere di presa idroelettriche

16.12.2016

Lunedì 12 dicembre 2016 a Tione, la Provincia Autonoma di Trento ha incontrato i sindaci per illustrare i contenuti e le previsioni del recente accordo tra PAT e Hydro Dolomiti Energia, sancito con Delibera di Giunta provinciale n. 1798 del 14 ottobre 2016, relativo alla ridefinizione dei rilasci d’acqua per il deflusso minimo vitale (DMV) da alcune opere di presa delle grandi derivazioni idroelettriche, con particolare riferimento al bacino del fiume Sarca e Chiese.

Il DMV è il quantitativo di acqua che deve necessariamente essere rilasciato, a valle di un'opera di presa, per garantire ed assicurare la sopravvivenza delle comunità biologiche acquatiche, la salvaguardia del corpo idrico e, in generale, gli usi plurimi a cui lo stesso è destinato (come la pesca, la depurazione delle acque, l’irrigazione, ecc.).

In Provincia di Trento il Piano Generale di Utilizzazione delle Acque Pubbliche (PGUAP) adottato nel 2006, sulla base di una serie di rilevanti studi, aveva previsto una precisa disciplina per il rilascio dei DMV modulato a scala di singolo bacino idrografico, che prevedeva un rilascio variabile da 3 a 8,3 l/s Kmq per i bacini relativi al fiume Sarca e Chiese su cui gravano le grandi derivazioni idroelettriche coinvolte nei territori dell’area a Parco naturale e nell’area allargata del Geopark.

Nel 2013 con l’approvazione del nuovo bilancio idrico su scala provinciale, emerge che, in alcuni casi, i valori unitari del DMV previsti dal PGUAP risultano sovrastimati rispetto alla reale disponibilità idrica del corso d’acqua. In conseguenza di ciò, il Piano di Tutela delle Acque (PTA) ha previsto la possibilità di ricalibrare, in termini di riduzione, i valori di rilascio della portata del DMV di alcune opere di presa relative alle concessioni delle Grandi derivazioni idroelettriche. Questa riduzione dei DMV potrà essere avviata in via sperimentale e dovrà essere accompagnata per tutta la sua durata da un attento monitoraggio degli effetti di tale riduzione sulla qualità dei corsi d’acqua.  Tali controlli dovranno verificare gli elementi principali dell’ecosistema: condizioni biologiche, idrochimiche, configurazione idromorfologica e degli Habitat.

I grandi sistemi idroelettrici di Santa Massenza-Nembia e Boazzo-Cimego-Storo, comprendono numerose opere di derivazione che ricadono nell’area allargata al Geopark di cui 5 insistono all’interno dell’area protetta del Parco.

Il Parco Naturale Adamello Brenta persegue, come esplicitamente indicato dal Piano del Parco (DGP 2115 del 5/12/2014), la tutela dei corpi idrici del territorio di sua competenza. A tal fine in questi anni sono state intraprese diverse azioni, volte prevalentemente a individuare i fattori di alterazione ecologica, faunistica e paesaggistica che attualmente insistono sul reticolo idrografico e i mezzi per la loro possibile risoluzione.

In questo ambito l'Ente Parco ha condotto anche azioni di sensibilizzazione delle istituzioni e degli enti competenti riguardo alle situazioni di sofferenza ambientale di alcuni corpi idrici compresi entro i confini del Parco stesso, contribuendo, ad esempio, al rilascio del DMV nel rio Algone che fino al 2010 presentava un totale e prolungato prosciugamento dovuto al completo prelievo. Inoltre il Parco naturale Adamello Brenta ha collaborato alla redazione della bozza di Piano di Gestione unitario per il Parco Fluviale della Sarca (Reti delle Riserve Sarca alto e basso corso) in cui emergono chiari riferimenti alla tematica del DMV. In particolare nel processo partecipativo, preliminare alla redazione della bozza di Piano, durante i forum per il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, si sono raccolte indicazioni specifiche relativamente all’auspicio di giungere, attraverso il Piano, ad un incremento delle quote di DMV al fine di garantire un elevato livello di qualità ecologica dei corsi d’acqua ritenendo, invece, come un elemento di minaccia, l’incertezza e la poca garanzia per il mantenimento degli attuali livelli di DMV. Dai tavoli di lavoro per la redazione del Piano, sono emerse forti ambizioni ed auspici, volte alla valorizzazione del patrimonio fluviale anche in termini di fruizione turistica e ricreativa, prospettando il recupero di attività di grande richiamo come il rafting ed il kayak, già organizzate sull’alto corso del Sarca negli anni ’80, sulla base di una programmazione dei rilasci di portata.

Oltre alle manifestazioni di carattere partecipativo espresse nei forum, dalla redazione del Piano di Gestione, emergono elementi scientifici espressi dall’Università di Trento – Dipartimento di Ingegneria Ambientale - a supporto della redazione del Piano di Gestione, per i quali:

L'alterazione principale del regime idrologico riguarda le basse portate e le morbide e si manifesta soprattutto attraverso una sostanziale cancellazione della stagionalità, una banalizzazione dell'idrogramma e una riduzione delle durate degli eventi di piena. E’ interessante rimarcare l'effetto significativo dell'introduzione del Deflusso Minimo Vitale (DMV), che ha riequilibrato le problematiche sopra citate. 

L'aggiornamento del PTA, che prevede una possibile ricalibrazione dei valori di DMV rilasciati dalle Grandi Derivazioni Idroelettriche, avrà come diretta conseguenza un possibile peggioramento della qualità dell'ecosistema fluviale.


Grazie, infatti, all’applicazione degli attuali rilasci del DMV previsti dal PGUAP, la maggior parte delle alterazioni idrologiche dei corsi d’acqua presenti nell’area protetta sono state sanate e non vengono più registrati i diffusi fenomeni di prosciugamento almeno temporaneo, o di grave riduzione delle portate su un vasto reticolo idrografico interessato da derivazioni idroelettriche (ad esempio, tutti gli affluenti di destra del Sarca in Val Rendena, lo stesso corso del Sarca, il Chiese e i suoi affluenti a valle della diga di Malga Bissina, il Noce a valle della diga di S. Giustina etc.) che comportavano gravi conseguenze di carattere ecologico (alterazione dei normali processi biologici e della funzionalità fluviale, riduzione delle capacità di autodepurazione etc.), faunistico (prevalentemente a carico dell'ittiofauna e degli invertebrati acquatici) e paesaggistico (stravolgimento del tipico paesaggio alpino, con corsi d'acqua a regime glaciale o nivale ridotti spesso a rigagnoli o ad aride pietraie).

In riferimento a quanto esposto, nell'ottica di una gestione futura sempre più sostenibile delle pur abbondanti risorse idriche e dei preziosi ambienti acquatici del Parco, Joseph Masè, nella duplice veste di Sindaco e Presidente del Parco, ha espresso preoccupazione per la revisione dei valori del DMV avviata dalla Provincia sottolineando come tale decisione vada in contrasto con quanto finora fatto di positivo nella conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale e della risorsa acqua. Si ritiene infatti che, quantomeno per quel che concerne l’area Parco, il “bilanciamento degli interessi” debba propendere per quelli a difesa del territorio e non per quelli di carattere economico delle singole società, in questa fattispecie quelle idroelettriche.

Sulla base delle suddette considerazioni, si suggerisce che, all’interno delle aree protette o di particolare valenza naturalistica, i valori di portata da rilasciare a valle delle opere di presa siano quelli già previsti dal PGUAP al fine di garantire l’effettivo mantenimento minimale delle caratteristiche biologiche, ecologiche, faunistiche e paesaggistiche dei corsi d’acqua fino ad ipotizzare l’esclusione totale di derivazioni idriche nelle aree di particolare pregio come ribadito pure nel PGUAP al capitolo III.6.4-Criteri applicativi e verifica degli effetti dei DMV. 

Inoltre il Parco nutre grande perplessità e preoccupazione perché la riduzione del DMV verrà attivata prima dello studio e del monitoraggio al momento zero (M0). Infine, in riferimento al Piano di opere e di attività aggiuntive a favore del territorio, finanziato con parte dei benefici economici ricavati dalla riduzione del DMV, si evidenzia il rischio che venga posta eccessiva attenzione ai maggiori introiti economici, a discapito degli interventi di miglioramento, riqualificazione e  fruizione collettiva dei tratti di fiume, così come descritti nella proposta di Piano di Gestione del Parco Fluviale della Sarca.

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