Val Genova

Come si raggiunge

In Val Rendena, a monte dell’abitato di Carisolo, si abbandona la strada statale n° 239 e si imbocca la strada provinciale della Val Genova. La si percorre per alcuni chilometri fino al bacino Enel e quindi al parcheggio. Durante il periodo estivo si può proseguire in auto pagando un pedaggio oppure, nel mese di agosto, utilizzando i bus navetta a pagamento che percorrono la valle fino al Pian di Bédole.

Alla scoperta della valle

Da ognuna delle valli laterali si gettano spettacolari cascate: le più famose sono quelle di Nardis – 100 metri di salto che divide in due rami l’acqua del torrente omonimo – e di Lares, su tre livelli successivi da scoprire salendo attraverso il bosco. Visualizzazione 3D - Val GenovaLa Val Genova impressionò i primi esploratori per l’abbondanza di acqua, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Versailles dell’Italia settentrionale”. Cascate” che precipitano dai tipici scalini glaciali di fondovalle (detti “scale”) e dalle valli laterali, rimaste “sospese” per la maggiore azione erosiva prodotta sul fondovalle dai ghiacci del periodo quaternario. Dalla selvaggia Val Siniciaga scende la cascata del Casòl, proseguendo si incontrano le cascate di Làres e di Folgorìda. Sul fondovalle anche il torrente Sarca forma spettacolari salti d’acqua: quelli di Casina Muta, Stablèi, Pedrùc, Pont delle Cambiali, Mandron sono i più noti.
Le valli laterali – Germenega, Siniciaga (sentiero n. 215), Lares (sentiero n. 214), Folgorida (sentiero n. 207) a destra, Nardis (sentiero n. 219), Gabbiolo (sentiero n. 208) e Cercen (sentiero n. 227) a sinistra – sono di una bellezza singolare e selvaggia, densa di storia: sulle loro creste gli eserciti italiano e austroungarico si affrontarono durante la prima guerra mondiale.Visualizzazione 3D - Val Genova
Imponenti formazioni rocciose di natura cristallina (tonalite) si innalzano dal fondovalle e dalle distese dei ghiacciai che ricoprono vaste superfici alle quote più alte. Si tratta della Presanella (3558 m), della Busazza (3225 m), del Crozzon di Làres (3354 m), delle tre Lobbie (Alta 3195 m, di Mezzo 3033 m, Bassa 2958 m), della Cima Mandrone (3283 m), che sono state teatro, nella seconda metà del 1800, delle prime esplorazioni alpinistiche sulle montagne del Trentino. Alla testata della valle la vedretta del ghiacciaio dell’Adamello-Mandron risulta essere l’area glaciale più estesa delle Alpi Italiane con circa 18 chilometri quadrati.
Frequenti e sempre inaspettati sono, nei boschi e nelle radure di questa valle, gli incontri con la fauna alpina rappresentata in particolare dal camoscio, dalla marmotta, dal capriolo, dalla pernice bianca, dal gallo forcello e dal gallo cedrone.
Non ancora del tutto chiara risulta l’origine del nome “Val Genova”. Il toponimo “Zènua” compare già in documenti datati attorno al 1200 per indicare un territorio particolarmente ricco di acque.

L’ambiente

La Val Genova, profondo solco glaciale percorso dal fiume Sarca, è una laterale della Val Rendena che da Carisolo, in direzione ovest, si inoltra per 17 chilometri tra Adamello e Presanella, con un susseguirsi di gradinate e tratti in piano da cui scendono impetuosi salti d’acqua.Visualizzazione 3D - Val Genova
La valle termina nella piana di Bedole, delimitata dallo spettacolare anfiteatro glaciale delle vedrette delle Lobbie (sentiero n. 241) e del Mandrone (sentiero n. 212), da cui nasce il Sarca di Genova.
La Val Genova è uno dei simboli del Parco ed è tra gli ambienti naturali sottoposti a maggiore pressione. Questo ha portato a gestire con un progetto innovativo la mobilità della Valle, secondo un approccio più rispettoso della natura.
Fitti boschi di conifere ricoprono i fianchi della valle, mentre faggio e altre latifoglie crescono in alcuni tratti più favorevoli. La valle ospita una ricca varietà di specie: il brusco passaggio dal fondovalle al piano alpino, i versanti esposti e rocciosi, i pascoli, le morene e i laghi glaciali sono una vetrina del patrimonio vegetazionale del Parco. Nei prati più umidi cresce la drosera, una pianta carnivora poco appariscente, che intrappola piccoli insetti con le foglie appiccicose. Nella piana di Bedole un maestoso larice, considerato “albero monumentale”, resiste alla forza erosiva del torrente.

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