Val d'Ambiez

Come si raggiunge

Da San Lorenzo in Banale si segue una strada asfaltata per circa 3km fino a località Baesa da dove si prosegue a piedi.

Alla scoperta della valle

La Val d’Ambiez, situata nel settore meridionale del Gruppo di Brenta, si sviluppa per circa 12km con asse nord-sud tra le cime dei due sottogruppi d’Ambiez e di Ghez. La media e bassa valle è caratterizzata da una profonda incisione fluviale, creatasi successivamente, che ha modellato l’originale morfologia di valle glaciale dal tipico profilo ad “U”, mentre nell’alta valle è ben riconoscibile la morfologia del circo glaciale che in passato riuniva tutti i ghiacciai delle valli laterali. Visualizzazione 3D - Val d'Ambiez
Ai piedi del versante meridionale del Ghez l’abitato di San Lorenzo in Banale è oggi la porta di accesso alla Val d’Ambiez. Raggiunta la località Baesa, la valle si presenta incisa e incassata tra ripide pareti. Sulla sinistra si stacca il sentiero che sale verso i prati di Dengolo, con i caratteristici masi ora in stato di abbandono e gli alpeggi della Val di Jon. Da Baesa si prosegue fino al Pont de le Scale, quindi si sale fino al Pont de Broca che precede la caratteristica forra scavata dalle acque del Rio Ambiez. Dopo la forra, oltrepassato il Ponte Paride la valle si apre improvvisamente in vista dell’alpeggio della Malga Prato di Sotto e quindi del rifugio Cacciatore 1820m. Da qui si ammira in tutta la sua imponenza lo spettacolare circo di pareti che chiude l’alta valle. Da destra verso sinistra il Gruppo del Dalun-Ghèz, le Cede, i Castei d’Ambièz, la Vedretta d’Ambièz dominata dalla parete est della Cima d’Ambiez e chiusa dalla parete sud della Cima Tosa, la Cima d’Agola, le Cime Susat, Pratofiorito, le Tose, il Corno di Senaso. Si prosegue nell’alta Valle in un ambiente aspro e povero di vegetazione seguendo la mulattiera selciata oppure un sentiero che si innalza sulla sinistra tra le distese di mughi, verso le pareti, le vedrette ed i nevai. Ai piedi della grande parete est di Cima d’Ambièz, il rifugio Silvio Agostini a 2410m, costruito nel 1937 e dal 1976 di proprietà della Sat, la Società degli Alpinisti Tridentini, è punto di partenza e di arrivo per alcune tra le più classiche attraversate e ascensioni nel Gruppo di Brenta: la Cima Tosa, la Cima Pratofiorito, la Cima d’Ambiez, i rifugi Tosa e Pedrotti, Brentari o il rifugio XII Apostoli attraverso la ferrata E. Castiglioni, il rifugio Brentei attraverso la Bocca d’Ambièz e la Vedretta dei Camosci. La piccola chiesetta dedicata alla Madonna del Capriolo fu inaugurata nel 1946 ed è uno spettacolare belvedere sulle montagne del Trentino meridionale, le Alpi di Ledro ed il lago di Garda, le Tre Cime del Bondone e lo Stivo, gli Altopiani delle Vezzene e di Folgaria, il Monte Baldo I due enormi massi che si osservano in prossimità del rifugio Silvio Agostini non si trovano lì dall’alba dei tempi: facevano parte della Torre Jandl, crollata all’alba del 18 luglio 1957, e sono scivolati a valle lungo la sottostante Vedretta d’Ambièz fermandosi a poche decine di metri dal rifugio.

L’ambiente

Le montagne che si innalzano dal fondovalle sono formate da tipiche rocce sedimentarie calcaree costituite da vari tipi di dolomia. Dal punto di vista della flora e della fauna la Val d’Ambièz è una delle zone più interessanti del Gruppo di Brenta. Visualizzazione 3D - Val d'AmbiezTra i 600m di Baesa ed i 3173m della Cima Tosa si trovano infatti rappresentate tutte le diverse fasce di vegetazione con le loro associazioni più tipiche. Anche sotto il profilo faunistico la Val d’Ambièz si caratterizza per la presenza di numerose specie tipiche della fauna alpina. In particolare nelle sue valli laterali si possono avvistare gruppi consistenti di camosci e nel cielo l’aquila reale ed il gipeto, che in questo settore del Parco ha trovato condizioni favorevoli alla sua permanenza. Non è del tutto chiara l’origine del toponimo Ambièz: “Ambo” nelle parlate celtiche significava “buon pascolo” e tali erano sicuramente quelli ubicati nella media valle. Ma “Biez”, sempre in celtico, indica il canale che porta l’acqua ai molini; ce n’erano molti sul Rio Ambièz e anche questo potrebbe giustificare il toponimo.

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