Dall’abitato di Sant’Antonio di Mavignola si seguono le indicazioni per la Val Brenta, percorrendo una strada in discesa che dopo il ponte sul Sarca di Campiglio porta al vivaio forestale e quindi all’imbocco della Val Brenta, dove si lascia l’automobile prima di proseguire a piedi.
Uno dei più suggestivi scenari alpini che si possono ammirare nel Parco Naturale Adamello Brenta è rappresentato dal grande anfiteatro dolomitico che racchiude la Val Brenta e che improvvisamente ci appare,
salendo da Sant’Antonio di Mavignola verso Madonna di Campiglio: le cime dei Fracingli del Crozzòn di Brenta, della Tosa e di Cima Margherita, la Cima Brenta Bassa, l’intaglio della Bocca di Brenta, la Cima Brenta Alta, il Campanil Basso ed il Campanil Alto, gli Sfulmini, la Cima Armi, la Torre di Brenta, Cima Molveno e Cima Mandròn si elevano sopra i ghiaioni, i dirupi ed il fitto bosco che ricopre la parte inferiore e mediana della valle.
La Val Brenta, un tempo l’accesso principale al cuore del gruppo dolomitico, è separato dalla Vallesinella dalla Costa del Gras d’Oven e dalla Valagola dai Fracingli. Nell’alta valle, alla base delle pareti rocciose si trovano cinque piccoli ghiacciai: alla testata, la Vedretta della Bocca di Brenta, quindi la Vedretta del Brentei e quella degli Sfulmi, oggi divisa in due parti. Sul versante orografico sinistro, la spettacolare Vedretta del Crozzòn e il Canalone Neri che scende dalla Cima Tosa lungo il canalone nord tra la Tosa e il Crozzòn di Brenta; per ultima la Vedretta dei Camosci, un tempo unita attraverso la Bocca dei Camosci alla Vedretta d’Agola in Val Nardis. Dalla Vedretta dei Camosci ha origine il Sarca di Brenta che percorre l’omonima valle gettandosi, alla confluenza con la Valle di Campiglio, nel Sarca di Campiglio.
L’ambiente nella bassa e media valle, pur privato della splendida faggeta che ne ricopriva i versanti fino alla fine del 1800, in seguito sostituita dalle
aghifoglie, conserva ancora i caratteri della vita pastorale di un tempo, che ruotava attorno alle due malghe Brenta Bassa e Brenta Alta, da anni abbandonata e in rovina. “Proprio al centro di tanta bellezza, imponente di fronte a noi si ergeva una roccia colossale, uno dei più prodigiosi monumenti delle forze della natura”. Con queste parole l’alpinista inglese D.W. Freshfield descriveva la visione del Crozzòn dall’alpeggio della Malga Brenta Alta, un provvidenziale tetto per i molti pionieri dell’alpinismo esplorativo nel Gruppo di Brenta.
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