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Castelli e chiese

Sono terre antiche, quelle che vivono tra i confini del Parco.
Calpestate da piedi leggendari d’imperatori e sibille, guerrieri e principesse, portano i segni di una lunga storia di scorribande, assassinii, assalti e contese tra famiglie nobili. Il loro passato di sangue e potere si respira nelle strade, che spesso ricalcano antichi tracciati di collegamento, nei ponti, nelle torrette e nei numerosi castelli che, in parte in rovina, ne costellano i fondovalle e le alture. Delle antiche famiglie che si contesero i punti più panoramici per avere il controllo dei territori rimangono malinconiche rovine soffocate dagli alberi ed il nome, che nei tempi antichi riempiva di terrore i contadini: Nanno, Flavon, Belasi, Sporo.
Popoli fieri e tenaci, quelli delle valli del Parco: in origine legati alla terra da culti pagani, di essi si narra la feroce resistenza alla cristianizzazione: come scordare la leggenda dell’assassinio del vescovo Virgilio, che diede il nome al paese di Mortaso? E il massacro dei santi Sisinio, Martirio e da parte dei feroci abitanti della Val di Non?
Nonostante la leggenda, praticamente ogni paese possiede un ricco patrimonio di chiese e chiesette, campanili e luoghi di culto, le cui origini risalgono fin oltre il Mille e spesso ricordano eventi oscuri, come pestilenze, incendi e alluvioni. Affreschi ed opere sacre sono numerosi, e rendono ancor più amene e sorprendenti le numerose chiesette romaniche che s’incontrano un po’ ovunque, quasi dimenticate dallo scorrere del tempo in angoli nascosti ed incorniciate con solennità dalla natura.
Ma i veri protagonisti che, nel corso dei secoli, hanno plasmato, vissuto e sofferto il territorio selvaggio di queste valli d’alta montagna sono stati i contadini. Delle loro vite silenziose resta testimonianza nelle antiche malghe, nei paesi abbandonati dopo le terribili pestilenze – come Iron e Cerana – o distrutti e mai più ricostruiti, lasciando di sé solo un nome o una leggenda; le loro conoscenze e la loro cultura rimangono nei nomi dei luoghi – Tassullo, Carisolo –, negli affreschi devozionali che ancora si scorgono sulle case; e infine nelle case stesse, nelle piazze e nelle fontane, che portano i segni della fatica e della speranza e rendono unici gli scorci del Parco.

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