Alpeggi e malghe

Gli alpeggi e le malghe sono una componente fondamentale del paesaggio culturale della montagna del Parco Naturale Adamello Brenta. Essi rappresentano l’elemento in cui si materializza l’incontro tra l’uomo e la natura e, nella loro evoluzione, si può leggere la storia di questo antico connubio.

 

Vacche presso Malga Movlina

 

A partire dagli anni ’50 del secolo scorso è iniziata una consistente regressione dell’attività d’alpeggio, dovuta al cambiamento delle condizioni socio-economiche che ha interessato il settore primario. Notevoli sono state le conseguenze sull’ambiente alpestre, con il rischio di cancellare le testimonianze di un’epoca in cui il mondo dell’alpeggio aveva un’importanza economica vitale, ma anche di modificare le caratteristiche paesaggistiche del territorio e, infine, di ridurre la biodiversità ambientale.

 

Razza Rendena presso malga Bedole

 

Oggi, gli alpeggi, per il Parco, assumono una fondamentale importanza per la molteplicità dei ruoli che rivestono, ma anche per la pluralità dei servizi che offrono alla collettività attraverso la protezione e la valorizzazione del patrimonio naturale, culturale e umano.

Per sostenere questa antica attività il Parco si è dotato di alcuni strumenti operativi e conoscitivi quali:

 

- il documento “Valorizzazione multifunzionale degli alpeggi del Parco” (2001), che costituisce la strategia per il sostegno al settore attraverso proposte sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. In esso si riconosce la necessità di sostenere e valorizzare l’alpeggio come tale;

- l’“Indagine storico-naturalistica sull’evoluzione degli alpeggi dal dopoguerra ad oggi” (2005). Questa indagine, basata sul raffronto di foto aeree scattate nel 1954 e nel 2000, consente di misurare e rappresentare cartograficamente su base archview il fenomeno della regressione degli spazi pabulari a scapito del bosco. La ricerca si poneva come obiettivo complementare l’approfondimento delle conoscenze sulla storia delle malghe del Parco dagli anni ‘50 ad oggi, con particolare riferimento all’uso del suolo, alle produzioni, ai carichi di bestiame, alle razze e alle modalità di gestione.    

 

L’approfondimento di questo lavoro di programmazione e ricerca ha condotto il Parco ad attivare una serie di iniziative riconducibili alle seguenti linee di indirizzo:

1) conservazione del patrimonio edilizio tradizionale e delle aree pascolive;

2) valorizzazione culturale in campo turistico e didattico;

3) marketing.

 

Per quanto riguarda la conservazione del patrimonio edilizio tradizionale e delle aree pascolive il Parco, in collaborazione con le amministrazioni proprietarie, ha ristrutturato, in un decennio, 12 malghe seguendo le tipologie architettoniche tradizionali. Per il mantenimento e il miglioramento dei pascoli, negli ultimi anni, ha invece operato come collettore di finanziamenti provinciali provenienti dal “Piano di sviluppo rurale”, svolgendo interventi di manutenzione su 8 pascoli.

Una buona gestione dei pascoli dovrebbe avvenire anche per mezzo dei piani di gestione particolareggiati, definiti cioè per ciascuna malga. Una possibile strada da seguire è quella della definizione di disciplinari di gestione nell’ambito dei “Piani di assestamento”, sulla base di linee guida che il Parco intende elaborare  in collaborazione con i Servizi forestali della Provincia Autonoma di Trento e con l’Istituto Agrario di San Michele.

La valorizzazione culturale del mondo dell’alpeggio è, invece, il presupposto per favorire la corretta comprensione, da parte del pubblico e delle giovani generazioni, dei valori dell’alpeggio e, di conseguenza, assicurare anche in futuro la necessaria attenzione dei decisori rispetto a questo mondo.

Il mezzo proposto è quello di utilizzare le potenzialità ecoturistiche del sistema delle malghe per lo sviluppo di un turismo sostenibile. In questa direzione sono già state attivate alcune iniziative come, durante l’estate, “Sugli alpeggi della Rendena”, escursioni giornaliere alle malghe del Parco, oppure “I trekking delle malghe”, nuova proposta ecoturistica di due giorni, con pernottamento in malga. Sempre nell’ottica della valorizzazione multifunzionale degli alpeggi è prevista la pubblicazione di una guida escursionistica sulle malghe del Parco.

L’ultimo aspetto, quello del marketing, è ancora in fase di studio ed è legato principalmente alla valorizzazione del formaggio di malga, tramite il progetto “Qualità Parco”.

 

La manutenzione dei prati da sfalcio

Tra gli elementi paesaggistici che contribuiscono a definire il territorio del Parco Naturale Adamello Brenta, troviamo anche i prati da sfalcio, che disegnano armoniosamente le altitudini di mezza montagna delle valli di accesso all’area protetta.

Non si tratta di ambienti primigeni, in quanto creati in passato dalla gente di montagna che ha disboscato e dissodato porzioni di bosco per destinarle alla produzione di erbe foraggiere. L’erba, tagliata  e seccata, serviva (e ancor’oggi viene impiegata) per nutrire le vacche nella stalla durante l’inverno, quando i pascoli di montagna erano coperti dalla neve. Il prato era, quindi, un ambiente di vitale importanza nella povera economia delle comunità montane.

In quanto segni del legame uomo-ambiente che si è costruito nel corso dei secoli, ai pascoli il Parco dedica una particolare attenzione che si traduce nell’esecuzione di lavori di sfalcio e miglioramento dei prati, sostituendosi, talvolta, ai comuni che si trovano in difficoltà nell’attuazione delle pratiche tecnico-amministrative. Inoltre si effettuati recuperi di superfici foraggiere (in base alla legge 14/’92) rientranti, anche’essi, nel sostegno alle pratiche agricole tradizionali, con finalità legate alla conservazione della biodiversità e del paesaggio.

 

L’alpeggio nel Parco ieri e oggi

Nell’estate 2004 all’interno del Parco sono stati alpeggiati con bovini 39 pascoli facenti capo a 27 malghe principali, ovvero il 76% in meno rispetto alle 112 sopraccitate. Il numero di capi monticati, invece, è diminuito, sempre rispetto ai dati del 1950, di circa l’84% attestandosi a 2.643 bovini di cui circa un 1/3 vacche da latte.

Nelle valli del Parco la pratica dell’alpeggio risale a poco dopo l’anno 1000. Storicamente, nell’area protetta, si contavano oltre 100 alpeggi, sebbene non necessariamente tutti attivi contemporaneamente (ben 118 pascoli con 112 malghe sono elencati nella ricerca di settore “Alpicoltura” svolta nel 1990 per contribuire alla stesura del Piano del Parco). Tuttavia, a partire dal secondo dopoguerra, il settore ha subìto un netto ridimensionamento, con un crollo del numero degli alpeggi caricati e soprattutto un cambio delle modalità di gestione e del tipo di animali monticati. Attualmente il trend sembra essere ancora debolmente negativo, sebbene con una tendenza a stabilizzarsi rispetto alla discesa verticale degli anni '80.

 

annon. malghe caricaten. pascoli utilizzatin. capi alpeggiati
195011211816.000
200427
(-76%)
39
(-67%)
2.643
(-84%)

 

 

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